Che si parli di passato, presente o futuro, di icone il sistema americano ne è maledettamente pieno.

Che il 2020 fosse un anno particolarmente difficile lo si era capito da subito. Pandemia esclusa, è stato un anno tragico per la scomparsa di diverse personalità: da Ennio Morricone a Ezio Bosso in ambito musicale, passando per Diego Armando Maradona e Kobe Bryant in ambito sportivo e urban culture.

Il 26 Gennaio di quel maledetto anno è andato via The Black Mamba, al secolo Kobe Bean Bryant.

Commemorare la carriera di uno dei più grandi cestisti di sempre, sarebbe troppo semplice e banale. Kobe va ben oltre, Kobe non è un semplice giocatore di basket.

Cosa ha reso Kobe così emblematico e particolare?

La risposta a questa domanda è ampia e merita di essere approfondita con un excursus che parte dall’ambito musicale e culmina nella grandezza della sua forte ma controversa personalità.

Si, il Mamba ha avuto un percorso musicale, fa strano dirlo, ma è così (Rap & Basket, clicca qui per approfondire). Essere un giocatore NBA di fama mondiale “aiuta” ad avere visibilità nel panorama musicale, non a caso Bryant, nonostante fosse alle prime armi, ha collaborato ad un singolo di base rap con Ice Cube, non proprio l’ultimo arrivato. La collaborazione non è andata a buon fine, ma c’è un altro episodio che non può non essere ricordato, ovvero l’All Star Game ad Oakland, California, anno 2000: Bean rappa in italiano davanti a più di ventimila persone. Si, avete letto bene: in italiano. É cresciuto in Italia viaggiando molto tra la Calabria e l’Emilia con suo padre, cestista dell’epoca, e si è legato tanto al nostro Paese tanto da tornarci almeno una volta all’anno. Era amante del calcio e no, non tifava per i Los Angeles Galaxy ma per il Milan, tanto da andare in visita anche a Milanello e creare un training camp estivo nel centro città di Milano.

É tutta qui la grandezza di Kobe? No e probabilmente, molti, l’hanno capito solo lo scorso Gennaio.

Dopo la sua scomparsa sono state tantissime le iniziative create per commemorarlo, personalmente ne ho apprezzate due in particolare e riguardano entrambe il suo rapporto con l’urban e il merchandising.

La prima riguarda lo spot dello scorso agosto della Nike, brand con il quale Kobe ha collaborato, sostanzialmente, per tutta la carriera: la voce narrante è di uno dei più grandi rapper che esista, Kendrick Lamar, nativo di Compton e proveniente dalla comunità losangelina. Lamar afferma “Kobe taught us to be better”: durante tutta la sua vita uno dei principali obiettivi è stato quello di tramandare la “Mamba Mentality”, cercando di essere un vero e proprio esempio per le nuove generazioni e spingendole a fare il loro meglio sempre.

La seconda riguarda sempre la Nike: solitamente quando viene a mancare una personaggio di questa caratura i brand “speculano” su questo per aumentare i propri introiti ma questa volta no, la Nike ha deciso di ritirare tutto il merchandising creato in collaborazione con Kobe in segno di rispetto; solo in un secondo momento, in accordo con Vanessa Bryant, moglie del cestista, è stato rimesso tutto in commercio senza alcun sovrapprezzo. Certo, c’è anche da dire che la linea di scarpe creata non ha raggiunto lo stesso livello delle Jordan, ma in realtà stiamo parlando di sneakers utili nel basket giocato più che per la vita quotidiana: in settimana Ja Morant, playmaker dei Memphis Grizzlies, ha giocato con le “Nike Kobe 8”, le più apprezzate tra i cestisti, ma personalmente tenderei ad evidenziare altri capolavori dovuti alla collaborazione con lo stilista Eric Avar, riproponendo una sneaker bassa stile calcio, come le “Nike Kobe 6 Protro Grinch”, create rifacendosi al celeberrimo film natalizio “Il Grinch”, o le “Kobe AD Mid”, a detta di molti la migliore prodotta.

Apprezzabile, e doveroso dirlo, è anche l’iniziativa di StockX, la quale ha deciso di non ritirare gli articoli più rari, ma di devolvere tutti i proventi relativi al marchio Kobe alla “Kobe&Vanessa Bryant Family Foundation”.

Ritornando al contesto musicale, invece, numerosi sono gli artisti che lo hanno omaggiato, nonostante il suo breve e poco felice percorso da rapper: Alicia Keys ha letteralmente bloccato la cerimonia dei Grammy Awards per dedicare un ricordo a Bean; Snoop Dogg(datato tifoso Lakers e presente il 13 Aprile del 2016 allo Staples Center nella partita di addio del 24 gialloviola con gli Utah Jazz) ha realizzato uno storytelling a dir poco commovente; non è stato l’unico, Lil Wayne, anche lui datato sostenitore Lakers, ha prodotto il singolo “Funeral” dedicato al Mamba; ed ancora, Dr.Dre è tornato in studio per creare un cortometraggio di una bellezza inaudita, ricordando anche Gianna Maria Onore Bryant, figlia del 24 gialloviola.

Nell’ambito urban, Los Angeles è stata tappezzata letteralmente di murales commemorativi (come in copertina, ndr.), la strada adiacente allo Staples Center è stata ribattezza in “Kobe Bryant Boulevard”, precedentemente era la “1111 Figueroa Street”, e nei pressi di Calabasas, luogo del fatale incidente, è comparsa una gigantografia con scritto “Do it for Kobe” implicitamente indirizzata alla sua vecchia squadra. Nel mondo sono stati riqualificati e realizzati numerosissimi campi da basket in suo onore, partendo dalla California, passando per l’Italia e arrivando addirittura nelle Filippine.

A Montedonzelli, Napoli, in quattro giorni è stato realizzato un murale enorme dallo streetartist Jorit e, grazie alla collaborazione tra GuapaNapoli, il Comitato di Via dell’Erba, i Charlatans, Overtime e Venice Basketball League, associazione nata e sviluppatasi grazie a Nick Ansom nel famosissimo distretto losangelino di Venice Beach in California, è stata riqualificata l’area con la scritta “KOBE” a delineare i confini del campo da basket.

Ultimo ma non meno importante, il sociale. Padre di quattro figlie(l’ultima chiamata Capri, come l’isola, il suo posto preferito nel nostro Paese) durante la sua vita ha lottato molto per la parità di genere e lo ha dimostrato anche creando la “Mamba Sports Academy”, oggi ribattezzata “Mamba and Mambacita”, una delle rare accademie dedicate totalmente alle persone diversamente abili ed alle ragazze.

É stato un esempio per tutti.

Lo è stato sotto ogni aspetto, che sia sportivo o sociale.

Lo è stato, lo è e lo sarà per sempre.

Heroes come and go, but Legends are forever: Kobe Bean Bryant.