Ormai il mondo del fashion e dello streetwear sono uniti da una contaminazione sempre più profonda. Su ogni passerella delle case di moda più importanti troviamo almeno un capo d’abbigliamento che viene dalla cultura urbana.

Questo processo ha portato un aumento del bacino di utenza per i luxury brands, ma ha anche reso ancor più popolari i grandi classici dello streetwear come, esempio più recente, la Jordan 1.

Dopo quest’ultima è arrivato il momento della Dunk, modello da una storia trentennale nato da un innesto tra Air Force 1, Air Jordan e Nike Terminator. Il nome NIKE DUNK deriva dalle assurde schiacciate fatte dai cestisti dell’NBA.

La prima versione che prende forma è la High, disegnata da Peter Moore, con una “toe box” arrotondata e pianta più larga. Design perfetto per giocare a basket, tanto che, in seguito all’enorme successo, Nike le colora con le palette dei principali college: Arizona, Siracusa, Iowa, Georgia, UNLV, Georgetown e Kentucky.

Dal rettangolo magico del basket, grazie alla sua grande versatilità, arriva ad occupare un posto fondamentale sulle rampe degli skaters, ma trascorre quasi un ventennio, 1985-2002, per ammirare l’evoluzione della silhouette.

Per ovviare alle esigenze dei nuovi sportivi che usavano la Dunk vengono introdotte innovazioni tecniche: linguetta spessa, tallone e soletta ammortizzati; oltre a cambiamenti estetici come le linee più bombate e il color blocking.

Grazie anche all’aiuto di 4 skater professionisti (Richard Mulder, Danny Supa, Gino Iannucci, Reese Forbes) mamma Nike inaugura il nuovo dipartimento Nike skateboarding – NIke SB – con 4 nuovi modelli di Nike Dunk Low.

La svolta arriva dopo 6 mesi. Nike SB collabora con James Jebbia e quindi Supreme per creare due versioni delle Supreme Nike Dunk. Ispirate alla storica colorway delle Air Jordan III con la stampa a pelle d’elefante. Ciò che lo rende ancor più clamoroso è che ne sono state prodotte solo 1000 paia, distribuite tra New York e Tokyo.

Successivamente Nike valorizza le collaborazioni con altri brand, fra il 2003 e 2004, come Heineken, Stüssy, Diamond Supply e Eric Haze. Questo biennio è chiamato Silver box era per via delle scatole argentate che caratterizzavano alcune di queste realese.

Soltanto nel 2005 si raggiunge l’apice delle collab, poichè viene chiamato il designer Jeff Staple per produrre il “City Pack”: 4 Dunk Low dedicate rispettivamente a New York, Tokyo, Parigi, Londra. Questa realese provoca vari disordini negli store e per la prima volta si parla di “Sneakers Frenzy”.

Tra il 2009 e il 2019 trascorre un decennio di declino passionale da parte degli appassionati, un calo di hype. Nonostante siano numerose le belle colorway e le collaborazioni autorevoli, una su tutte quella con Eric Koston, nonostante i primi contatti con le case d’alta moda come Comme Des Garçon e Dover Street Market la famosa silouhette continua a passare inosservata.

L’evento paradossale è che negli anni del declino delle Dunk, lo streetwear registra numeri impressionanti. Dal 2011 Supreme apre negozi fuori dagli States e diventa parte della cultura popolare. Nel 2017 il valore della società di Jebbia viene valutata un miliardo di dollari. Ovunque spuntano designer fieramente streetwear e le maison storiche si arrendono alla rivoluzione. Da Gucci, a Dior a Prada. Chiunque finisce per flirtare con la strada.

Nel 2020 entrano in gioco Virgil Abloh e Travis Scott, ed arriviamo così al giro di boa.

Il primo è il designer più in voga del momento, il secondo è il rapper dei record. Eroi di una generazione.

Off White x Nike Dunk Low dialoga con le origini. Virgil Abloh ripropone le colorway “be true” e le impacchetta con un secondo strato di lacci. Intento più conservativo che destrutturante, come invece fatto con The Ten.

Travis fa l’operazione inversa: ne testa i limiti a forza di patchwork, toppe e spago al posto dei lacci. È l’anno delle Dunk e lo dimostrano i numeri da capogiro e alle numerose uscite. Tra le tante ci sono le Grateful Dead, le ACG Terra, Ben & Jerry’s, Infrared, Strawberry Cough. Le prossime realese sono altrettanto promettenti, una su tutte le Nike SB Dunk Low Street Hawker, un tributo alla cucina cinese.

Quale sarà il futuro di questo classico intramontabile?

Una cosa certa è che Nike con il progetto Dunk ha imparato a prestare attezione alle culture in minoranza. Ora si sta cimentando, con il nuovo dipartimento Space Hippie, nella creazione di una collezione prodotta con materiali di scarto spaziale.


Cosa ci riserverà il futuro non possiamo saperlo, ma ciò che è sicuro è che Nike punta sempre più in alto. In 35 anni dal cemento allo spazio.