Questo articolo si propone di essere un primo appuntamento per approfondire un argomento più volte trattato sui nostri canali: la Street Art a Napoli. Un modo per mettere nero su bianco la sua storia, fra interviste ed approfondimenti. Un format da estendere in futuro ad altre città ed altri luoghi.

Tradizione e contemporaneità convivono a Napoli. Fra le strada dela città partenopea orami da almeno cinque anni si è diffusa ed affermata la Street Art in tutte le sue sfumature.

Il rapporto fra Napoli e questa espressione artistica però ha radici ben più profonde e lontane. Già alla fine degli anni anni Ottanta è possibile individuare alcuni esempi.

Importanti sono le opere dei francesi Blak le Rat ed Ernest-Pignon-Ernest o della storica crew locale KTM (più concentrata sui graffiti), da cui provengono Cyop & Kaf e Jorit.

Quest’ultimi sono fra i nomi che più hanno contribuito all’ascesa della Street Art nella città partenopea.

I primi a partire dal 2008 hanno iniziato un’opera di riqualificazione urbana nei Quartieri Spagnoli. Il secondo, negli ultimi anni, è riuscito a far affermare quest’arte in città con facciate da record, divenute iconiche, su tutte Gennaro a Forcella (2015) e Diego nel Bronx (2016).

Ad oggi sono tanti gli artisti internazionali che hanno scelto la città partenopea per le loro opere (stickers, poster, graffiti, murales e stencil) trasformando i suoi quartieri (Stella, Montesanto, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Materdei, ecc.) in veri e propri musei a cielo aperto.

Ma andiamo con ordine.

Blek Le Rat è un pionieri dello stencil, attivo dall’inizio degli anni ’80. Ed è stato un pioniere anche a Napoli. Giunto in città nel corso degli anni Ottanta, sceglie di rappresentare la sofferenza del corpo, influenzato da Caravaggio e Francis Bacon1.Oggi le sue opere sono visibili solo attraverso la testimonianza fotografica di Libero de Cunzo.

Ernest-Pignon-Ernest atterra nella città partenopea fra il 1987 e 1988, grazie al direttore dell’Istituto Grenoble. Con lui le mura di Napoli diventeranno lo spazio dove attaccare dei poster in cui ridar vita ai grandi capolavori della storia dell’arte.

Come per Blek Le Ret anche i suoi interventi rivivono attraverso la fotografia. Vale un po’ per tutte le opere di arte urbana, (purtroppo) pensare che siano eterne è un grave errore.

L’artista francese è ritornato però alla falde del Vesuvio nel 2015 per una sua mostra, cogliendo l’occasione per affiggere nuovi poster.

2015

Pioniere italiano è invece Felice Pignataro, nato a Roma e trasferitosi a Napoli per studi universitari. Nel 1981 dette vita all’associazione culturale GRIDAS (gruppo risveglio dal sonno) con lo scopo di offrire strumenti per risvegliare le coscienze assopite. Fra questi strumenti, un ruolo importante lo ha ricoperto l’arte urbana. E. H. Gombrich del Warburg Institut di Londra ha definito Felice Pignataro come “il più prolifico muralista del mondo” realizzando oltre 200 murales in giro per l’hinterland napoletano, di cui oggi qualcuna è ancora visibile2.

In definitiva, seppure la Street Art sembra un’espressione recente da poco approdata in Italia e a Napoli, così non è. Dagli anni Ottanta le nostre mura sono diventate uno spazio artistico, fra poster, stencil, murales e graffiti. Riuscendo a portare anche Banksy nella nostra città, in contemporanea con le opere di Cyop & Kaf nei Quartieri Spagnoli, di cui parleremo nel prossimo articolo.

1 Cfr. http://www.racnamagazine.it/la-street-art-a-napoli-europa/

2 cfr. https://www.felicepignataro.org/bio