Stanotte andranno in onda gli Oscar.
Si tratta di un’edizione molto diversa dalle altre proprio a causa della datazione posposta rispetto al canonico mese di febbraio, data la questione Covid-19.

A prescindere da tutte le discussioni che ci sarebbero da tenere riguardo al bisogno di una serata all’insegna del cinema in un anno in cui il cinema non è esistito, rispetto, invece, all’home video ed all’importanza che quest’ultimo sta assumendo nella nostra quotidianità, noi appassionati di cultura urbana dovremmo essere contenti per la presenza più cospicua, in questa 93° edizione della premiazione, di personaggi appartenenti al mondo dell’hip hop, effettivamente in gara in alcune categorie. 

Vedremo, infatti, Joey Bada$$, che ha partecipato nel ruolo di protagonista al corto Due Estranei, disponibile su Netflix, che tratta del tema della police brutality; probabilmente, ancora, vedremo A$AP Rocky, o, addirittura, Nas, che hanno partecipato alla colonna sonora di Judas and the black Messiah, di cui la canzone principale, Fight for you di H.E.R., è candidata come miglior canzone. Riz Ahmed, inoltre, rapper ed attore, è candidato proprio per il premio alla miglior recitazione, per il meraviglioso Sound of Metal, in cui interpreta il protagonista.

Non è una novità che rapper, o personaggi legati all’urban, partecipino alla serata. L’anno scorso, infatti, Eminem cantò Lose Yourself, canzone che gli valse un premio nel 2003 con 8 mile, che lui non ritirò perché il giorno dopo “sua figlia sarebbe dovuta andare a scuola presto”. Anche Kendrick Lamar, nel 2019, diede forfait nonostante la sua candidatura per All of the Stars, tema principale di Black Panther.

Cosa vuol dire consegnare gli Oscar quest’anno?

Il preambolo sulla loro presenza, dunque, è necessario per introdurre un argomento chiave: per il mondo, questo è stato un anno particolare. Per l’America, invece, è stato un anno che rimarrà negli annali e nei libri di storia. Tra pandemia, cambio di presidente, rivolte popolari e #BlackLivesMatter, gli Stati Uniti, stanno indubbiamente, prendendo coscienza di molti dei problemi che da anni sono vivi sul loro suolo. La presenza di Joey, o di Rocky, ed in generale, di prodotti che parlino degli argomenti citati, quindi, non è per nulla casuale.

Joey, addirittura, è stato candidato con il già citato Due Estranei. Un corto che tratta di un ragazzo afroamericano che viene intrappolato in un loop temporale in cui ogni giorno viene ucciso dallo stesso poliziotto (in una scena, addirittura, soffocato mentre urla I can’t breathe). Judas, ancora, parla delle Pantere Nere e di Fred Hampton, uno degli uomini simbolo della comunità nera. Negli anni passati, ci sono stati Moonlight, Black Panther, ad esempio, ma a quanto pare, se da una parte c’è un’America che comprende il problema, dall’altra invece, c’è una parte che fa solo finta di comprenderlo.

Ne parla, ad esempio, Jordan Peele in Get Out, che anche fu candidato come miglior film e gli valse un premio alla sceneggiatura. Anche in questo caso, Childish Gambino, che era autore di Redbone, presente nella soundtrack, non si presentò alla cerimonia. Peele è autore anche del successivo Us, horror indubbiamente molto più “cattivo” del suo predecessore nella sua satira, e, per questo, passato abbastanza inosservato.

In entrambe le pellicole si criticava il finto liberalismo su cui si fonda l’America, la stessa America che, nel momento in cui una pellicola come Moonlight vince il premio al miglior film, urla allo scandalo, in quanto il tema della segregazione razziale è troppo sdoganato. Non troppo, a quanto pare.

Si tratta, dunque, di una manifestazione fintamente preoccupata per il sociale?

Il punto è che, in questo contesto, sono poche le pellicole che prendono una vera e propria posizione: lo stesso Due Estranei, infatti, si limita a proporre il problema della brutalità poliziesca e del razzismo, senza fornirne una “soluzione” o, quantomeno, un’analisi, ma, piuttosto, proponendo solo di onorare la memoria dei caduti: è ovviamente un invito giusto, ma, nel caso del film, fine a se stesso.

Dato questo preambolo, e data anche l’importanza politica che gli Oscar hanno – sarebbe riduttivo, infatti, pensare che la manifestazione riguardi solo ed esclusivamente il cinema. Senza questo forse il movimento MeToo non avrebbe avuto la rilevanza che ha – come fare a discernere la genuinità dei premi assegnati dal “dovere morale”?

Premiare, eventualmente, Due Estranei o Judas, servirebbe a portare il problema della polizia alla luce, o piuttosto, sarebbe solo un’ostentazione di facciata che non ha valore politico?

Queste domande, sono probabilmente il motivo per cui negli anni molte personalità a noi note hanno rifiutato gli inviti proposti. Come tipico in America, se da un lato gli Oscar rappresentano un riconoscimento importante, dall’altro sono un’enorme facciata internazionale in cui si è cercato, a più riprese, di sottendere che i problemi sociali presenti, in primis quello del razzismo, fossero ormai superati, quando, come abbiamo visto recentemente, non è così.

Per nulla, purtroppo.