Gli anni Duemila rappresentano la svolta nel mondo dell’arte urbana.

Se negli anni Ottanta e Novanta iniziavano le prime esperienze, come raccontato nello scorso articolo. A Napoli nel nuovo millennio c’è chi unisce il potenziale dell’arte pubblica alle nuove espressioni legate alla strada.

L’idea di Street Art come la conosciamo oggi arriverà verso la fine del primo decennio, ma nella sua metà importanti sono le esperienze di Circumwriting e di Cyop & Kaf.

Circumwriting

Negli anni Novanta Napoli si arricchisce di graffiti, espressioni che possiamo collegare all’arte urbana, ma non esattamente collocabili nella categoria di Street Art.

Eppure con l’intervento di INWARD (all’epoca Evoluzioniclicca qui per approfondire) i graffiti diventano per la prima volta in città arte pubblica, arte volta a riqualificare determinati aree come le stazioni delle circumvesuviana.

Il rapporto fra graffiti e treni è storico, basilare. Nella New York degli anni ‘80 proprio sui vagoni dei treni si diffondo i graffiti, tutt’oggi è così.

Nel 2004 arriva dunque l’idea di unire “l’utile al dilettevole” legalizzando i graffiti nelle stazioni per un intervento che oggi etichetteremo come: riqualificazione urbana.

Protagonista di questa operazione è la linea Napoli-Sorrento per un totale di sei tappe, coinvolgente oltre cento writer tra cui: ShaOneKafCyopEtnikIaboDemonPencilOpiumJBrockDiamond.

Ad oggi alcuni interventi sono ancora visibili, altri invece sono stati sostituiti da nuove operazione di riqualificazione, sempre in collaborazione fra Circumvesuviana ed INWARD.

QS – Quore Spinato, Quartieri Spagnoli

Del 2008 è invece il progetto di Cyop&Kaf nei Quartieri Spagnoli.

Membri della storica crew KTM, il duo napoletano evolve la propria arte dai graffiti alla Street Art, passando dalle tag a nuovi tipi di interventi.

Quore Spinato (cuore con la Q per ricollegarsi a Quartieri Spagnoli) racchiudere oltre 200 interventi, realizzati in collaborazione con il territorio. Una collaborazione spontanea nata dalla curiosità dei cittadini, testimoniata anche da un documentario.

Negli anni duemila, iniziava dunque il vero sviluppo della Street Art a Napoli come la conosciamo oggi, vent’anni dopo.

Step importantissimo per quest’espressione è l’arrivo di Banksy. L’artista inglese al termine di questo primo decennio arriva in città regalando due opere e confermando la città partenopea come meta internazionale, dopo Blek Le Rat e Ernest-Pignon-Ernest.

Nel pieno del centro storico, vicino piazza del Gesù e vicino la Chiesa dei Girolamini, Banksy realizza due stencil raffigurando la madonna. Nel primo si tratta di una rielaborazione dell’Estasi di Santa Teresa d’Avila di Gian Lorenzo Bernini. L’opera è ironica e di facile lettura: l’estesi è frutto del Happy Meal, Banksy come suo solito gioca e si diverte a rappresentare la nostra contemporaneità.

La seconda opera invece viene chiamata “Madonna con la Pistola” ed è a detta di molti un’opera rappresentativa di una certa parte della città, fra religione e criminalità.

Delle due purtroppo resta solo l’ultima, in quanto la prima è stat ricoperta da un graffito. Purtroppo fa parte del gioco.

Per evitare la stessa sorte, ma anche per fini pubblicitari, lo stencil presso i Girolamini è stato prima ricoperto dal plexiglas nel 2016 e successivamente da una teca, con tanto di targa degli autori che diventa un’ottima trovata pubblicitaria.

Fino al 2019, anno in cui Banksy dipinge a Venezia, Napoli poteva vantarsi di essere l’unica città italiana a possedere delle sue opere.

Queste prime esperienza, saranno i pilastri del successivo sviluppo della Street Art in città. Nel successivo decennio, infatti, quest’ultima si diffonderà ovunque, dalla periferia est all’area nord, attirando artisti da ogni parte del mondo e diventando una tappa obbligatoria per appassionati.