Pier Paolo Spinazzè in arte “Cibo” è un ragazzo di San Giovanni Lupatoto, Verona, e da molti anni è impegnato nella rimozione di scritte razziste e simboli nazi-fascisti con la sua arte culinaria.

Attraverso le sue fragole, muffin, pizze e piatti tradizionali del Bel Paese contribuisce non solo alla diffusione dell’incredibile cultura culinaria italiana ma soprattutto si fa portavoce di una “battaglia” contro un problema molto diffuso sullo Stivale : il razzismo.

Noi di Escape Vision sosteniamo la lotta di Pier Paolo, che è un po la lotta di tutti noi, per questo motivo abbiamo deciso di intervistarlo.

Ciao Cibo, come e quando è nato il tuo percorso artistico?

Ho sempre disegnato fin da piccolo e i miei genitori mi hanno sempre spronato. Crescendo ho iniziato a studiare arte frequentando il liceo artistico e disegno industriale poi all’università. 

Che cos’è per Cibo l’odio? E quali sono gli strumenti culturali per combatterlo?

L’odio è qualcosa di divisivo che spesso nasce nell’ignoranza e si sviluppa nell’indifferenza. La cultura è un ottimo mezzo per combattere l’odio perché spesso chi lo fomenta conosce solo la violenza (verbale o fisica che sia). Rispondere con la cultura, l’arte e l’ironia è qualcosa che li confonde e non sono più in grado di controbattere.

Per riprendere una frase dello storico Alessandro Barbero: “Il fascismo è morto, ma non sono morti i fascisti”, pensi che in Italia sia ancora molto diffusa questa “mentalità” ?

Purtroppo sì, lo vedo tutti i giorni per strada. Il problema non è tanto quanto sia diffusa è il fatto che ne siamo assuefatti, non ci stupiamo più se vediamo una svastica o un messaggio d’odio su un muro, ne vediamo talmente tanti che ormai quasi non li notiamo più.

Come avviene la ricerca delle scritte o simboli da coprire? Ti vengono segnalate o fai una ricerca personale sul territorio?

Sia uno che l’altro. Spesso me li segnalano altre volte li vedo io e intervengo.

Quale stata la scritta più “aggressiva” che hai mai ricoperto? 

Non saprei, ho coperto un po’ di tutto. Insulti a persone, simboli di estrema destra, frasi violente e razziste…

CREDIT @CIBOO

In questi anni di impegno attivo nella rimozione di messaggi nazi-fascisti hai mai avuto polemiche o intimidazioni da parte di qualcuno che non volesse la tua arte?

Le polemiche e le minacce sono all’ordine del giorno ma per la maggiorparte sono leoni da tastiera. Si fermano all’insulto o la minaccia sui social. 

Come nasce una tua opera? Analizzi prima cosa coprirai e di conseguenza ti regoli o improvvisi?

Un po’ uno e un po’ l’altro, dipende. Alcune opere sono progettate già sapendo che verranno rovinate, questo mi dà la possibilità di creare performance più complesse, delle ricette da muro dove il loro odio diventa un ingrediente della mia arte.

Sui vari social i tuoi video in cui copri le scritte sono apprezzatissimi e vengono condivisi da molte persone, come curi la tua comunicazione? Seconde te la condivisione sui social dei tuoi lavori è il passo complementare del tuo lavoro per rimuovere quanto più odio possibile e diffondere più cultura?

Tante cose le faccio da solo per altre mi aiutano, per la comunicazione ho un’ottima spalla.

Per quanto riguarda i social, sono in strada da molto prima dell’avvento di Facebook. Il fatto che il mio impegno civico venga apprezzato mi fa piacere ma l’ho sempre fatto e lo farei comunque. Uso i social perché sono dell’idea che le buone idee vadano condivise.

La volontà è quella di sensibilizzare verso un problema e mostrare che è possibile fare qualcosa a riguardo. Chissà magari può spingere qualcuno in qualche altra città a fare lo stesso a modo suo e rispetto alle sue capacità.

Alla fine io so disegnare ma altri sanno fare altro e possono dedicare parte del loro tempo e delle loro competenze per fare del bene. Per esempio conosco persone che guidano le auto da rally e hanno deciso di usare le loro abilità nella guida come volontari sulle ambulanze, ci sono tanti modi per fare del bene.

Per concludere secondo te oggi la street art viene impiegata maggiormente in funzione di decoro urbano e meno nel sociale? L’arte quanto può contribuire a contrastare l’odio e il razzismo soprattutto in questo periodo storico?

Andare a riqualificare aree di degrado urbano è un fattore sia estetico che sociale. Se un luogo si riprende la sua dignità e inizia ad essere più frequentato ecco che vanno lentamente sparendo situazioni di disagio. L’arte è uno strumento di comunicazione, gli artisti affrontano da sempre temi di attualità e il loro compito è sensibilizzare e portare l’attenzione su temi di diversa natura e fare in modo che le persone si pongano delle domande per affrontare temi complessi.

CREDIT @CIBOO