Il 2020 è giunto al termine, finalmente. Un anno caratterizzato da una pandemia, incendi e problemi ambientali, solite guerre e scomparse illustri da Kobe Bryant a Diego Armando Maradona, senza dimenticarci di Morricone. 

Nonostante grandi difficoltà il mondo della cultura urbana, fra musica, arte e moda, non si è fermato. C’è chi ha voluto raccontare la pandemia attraverso i suoi murales oppure chi ha tentato semplicemente di andare avanti, continuando il suo lavoro. 

Come per ogni anni si tirano le somme ed al di là di una depressione sociale che ci coinvolge tutti preferiamo ricordare quest’anno per quanto ci ha saputo dare. 

Partendo dalla nostra Napoli e dall’arte urbana in molti della nostra squadra hanno scelto di premiare Inti. L’artista cileno ha realizzato nel quartieri Barra “Polvere di stelle” un murale da un forte impatto e molto diverso dai soliti in città. Importante è anche il murale di Gramsci realizzato da Jorit a Firenze. 

“Finalmente si da importanza e ci si ricorda di un grande intellettuale contemporaneo” (Dan)

A Milano, invece, Cano ha realizzato un’opera in cui dimostra tutta la sua tecnica, frutto di una ricerca sull’evoluzione della lettera, davvero interessante.

Nell’ambito della Street Art internazionale uno sguardo lo meritano l’opera realizzata in Russia da Shozy al festival di Chelyabinsk, attuale ma non banale, la romantica “Mermaids Tale” di DFace in Belgio e la speranzosa facciata di Martin Ron a Buenos Aires. Strepitoso è il campo da basket in oro riqualificato da Victor Solomon: Kintsugi Court, Los Angeles.

“Ho sempre apprezzato la tecnica del Kintsugi, bellissima l’idea di applicarla nel contesto urbano” (Peppe)

Per quanto riguarda la musica le uscite sono tante. Da tutti è stato apprezzato Ultimo a morire di Speranza, un album ricco di sfumature e contenuti. Importanti però sono stati 17 di Emis Killa e Jake, per un rap più tecnico, di cui spesso ci si dimentica, ma su basi contemporanee; il mixtape di Tedua, come Morphé di Pellegrino per il ritorno a sonorità funk e mediterranee del Neapolitan Power, Scritto nelle stelle e Mentre nessuno guarda, due album, rispettivamente di Ghemon e Mecna, che per sonorità ed attitudine mancavano nella scena attuale. Non sono però mancate le sorprese, primo su tutti J Lord. Ancora minorenne, quest’ultimo, attraverso i primi singoli e freestyle, sempre accompagnato da Datboidee, ha mostrato attitudine e tanta consapevolezza nonostante l’età. Sempre di giovane età, Nicola Siciliano con il suo album ha mostrato a pieno il suo talento e la sua voglia di sperimentare. Sperimentazione sorprendente è stata, invece, quella realizzata da Mace con gli FSK ed Irama.

Un crossover passato in sordina che unisce la musica italiana nelle sue espressioni contemporanee. Complimenti Mace per l’idea (Venom su I ragazzi della nebbia)

Per la musica internazionale c’è l’imbarazzo della scelta, Vincenzo Di Maio suggerisce l’album degli emergenti Danger Incorporated; Venom Pray for Paris di Westside Gunn per il rap e per la sonorità oniriche;  rap che ritroviamo in Polo G The GOAT, miglior album del 2020 per Peppe Scarciello; impossibile non menzionale però anche i Run The Jewels e Kid Cudi. L’album di quest’ultimo lo consacra nell’olimpo dell’Hip Hop statunitense, un album in cui vengono messe a fuoco tutte le capacità di Cudi. Uscendo dall’America del Nord però importante sono state la uscite in ambito Latino con Bad Bunny che ha definitamente rigenerato la musica sud americana e con C.Tangana i cuoi singoli sono ricchi di tradizione ed innovazione, su tutti l’ultimo brano ‘’Me Dejaste de Querer”. 

Il 2020 dello Streetwear era iniziato con una sorprendente collaborazione fra CDG e la pizzeria napoletana Da Michele. In questo ambito l’Italia e Napoli hanno occupato ruoli importanti, dalla collaborazione fra Patta ed Nr con i rip-off delle maglie di Diego Armando Maradona (prima della sua scomparsa), al lavoro di Danilo Paura con Diadora o Slam Jam con Nike. A proposito di collaborazioni l’anno è stato senz’ombra di dubbio segnato da Dior per Jordan, l’ennesima conferma dello status di quest’ultimo, che in precedenza aveva continuato la collaborazione di Off White con la 4 Cream Sail 

Difficile migliorare un classico eppure la Jordan Dior è un mix perfetto di eleganza e sportività, icona del 2020 ed esempio lampante della crescita delle sneakers e dello streetwear (Fabio sulla collaborazione fra jordan e dior)