A meno di due mesi dalla sua scomparsa, Diego Armando Maradona è vivo nei ricordi di tutti. L’influenza del numero 10 dell’albiceleste e dei partenopei è andata oltre il calcio, più di ogni altro suo collega. Le gesta in campo, la sua fragilità e la personalità hanno influenzato più di una generazione, nella vita personale, nella Street Art, nella musica e non solo. La magia del Pibe de Oro ha unito anche le tifoserie, facendo innamorare non solo napoletani ed argenti.

Un esempio è Canntona il quale ha voluto omaggiarlo con questo brano in esclusiva per il nostro canale Instagram (clicca qui).

Per capire al meglio, il suo mondo lo abbiamo anche intervistato:

Come ti sei avvicinato alla musica e al rap?
In maniera molto spontanea. Io sono di Torino e alle medie tutti ascovano Tecktonik, un mio compagno di classe invece mi fece ascoltare “cronache di resistenza”. Io avevo già sentito Eminem e Fibra, ma da quel momento rimasi totalmente folgorato.

Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzano e che oggi preferisci?
Sicuramente nell’aiutarmi a sviluppare una visione a 360° sulla musica Asap Rocky e Stromae, in questo momento mi piacciono molto i The Blaze e Aminé.

Torino, Bologna e non solo, come queste realtà ti hanno influenzato?
Torino mi ha insegnato a cercare poesia nelle cose meno convenzionali. E’ di una bellezza innegabile ma un po’ cristallizzata, io scappavo lontano dal centro per sentire i dialetti mischiati, vedere i brasiliani giocare a calcetto e mangiare falafel in zona Lingotto, erano questo genere di esperienze a incuriosirmi. Bolo e Napoli (la mia altra città del cuore, perché ci vive metà della mia famiglia), invece, mi hanno insegnato, in maniere differenti, il valore della condivisione. Compagnie grosse, famiglie numerose, strade caotiche, amicizie improvvisate, amori fortuiti e completi, mi sono nutrito di queste cose negli ultimi anni e le ho rese necessarie.

Cosa significa fare musica per te?
A questa domanda cambio risposta ogni 3 mesi. In questo momento direi…trovare un contatto. Un contatto con la mia emotività, in primis. In parallelo, poi, con chi mi ascolta. Quella roba bellissima del ‘sembra stia raccontando la mia storia’, o il ragazzino che ascolta il pezzo e muove la testa a tempo, o che trova ispirazione in qualche barra, ecco questo è il contatto che da a tutto un significato enorme.

Com’è nato “Piccolo Diego”?
É nato come vorrei nascessero tutti i miei brani. Arrivata la notizia della sua scomparsa, con lo stomaco in subbuglio, ho passato tutta la notte a guardare documentari su di lui. La notte successiva ho scritto tutto il pezzo di getto.

Già dal tuo nome si evince una connessione col calcio, cosa ha rappresentato è rappresenta Maradona per te?
A tutti gli effetti rappresenta la prima storia d’amore che mi sia stata raccontata. Mio padre aveva l’abbonamento in curva nell’anno del primo scudetto e, da bambino, me lo raccontava con gli occhi ancora meravigliati.
Mi sono innamorato, a mia volta, ma forse della sua storia, del suo essere funambolo della vita, prima che delle giocate. Tuttora mi affascina pensare come un artista, capace di spingersi tanto vicino a ciò che viene definito “divino”, conservasse una fragilità così umana.
Potrei scriverne per ore, ma Diego rappresenta per me l’eccezione, quel cambio di direzione imprevedibile che rende tutto fottutamente romantico.

Tornando a te: come nasce il tuo nome d’arte, perchè due ”n”?
Come si evince dalla risposta precedente sono un grande appassionato di calcio, ma nello specifico dei fantasisti, i funamboli, quei pazzi che inventano la giocata dove gli altri non vedono nemmeno lo spazio per respirare. Generalmente più sono pazzi più me ne appassiono. Cantona l’ho scoperto tardi, in adolescenza. Mi faceva impazzire l’apparente sufficienza con cui giocava, mi sentivo un bello strafottente anche io e desideravo avere quel talento, in quello che amavo fare.Il resto della storia è molto semplice: il mio cognome è Cannavacciuolo; ho unito la prima parte del mio cognome con la seconda parte del suo ed è comparso Canntona.