Seppur da piccolo osservavo ed ero affascinato dai graffiti ed i muri colorati non avevo ancora capito si trattasse di arte, probabilmente non avevo ben presente il concetto di arte.
Quando durante gli anni del liceo mi sono ritrovato a Bristol, per una vacanza studio, mi si è aperto un mondo. Camminare per le strada della città britannica e notare le varie, le prime, opere di Banksy, inevitabilmente ti catapulta nel mondo dell’arte urbana, della Street Art.

Banksy @ Bristol

Il mio unico approccio con quel mondo, fu qualche mese prima di quella estate, con l’acquisto -inconsapevole e dettato dal gusto – di una maglia Obey dedicata al terremoto ad Haiti. Sempre durante quell’estate in Inghilterra, confrontandomi con gli altri studenti, entrando ed acquistando nei vari skateshop scoprii anche la propaganda Obey. Era la fine del primo decennio degli anni 2000 la Street Art era arrivata alle masse, ma in Italia non c’era stato ancora il suo effettivo boom, restando ancora di nicchia, soprattutto rispetto a come si evolverà poi negli anni successivi.
Shepard Fairey, Obey, si era fatto notare dal mondo intero supportando la candidatura di Obama con una sua illustrazione, divenuta iconica. Allo stesso tempo Banksy riempiva di opere Bristol e Londra.

Da quella vacanza-studio la Street Art è arrivata quasi quotidianamente da me, iniziandola a notare in ogni angolo. Scoprii che qualche anno prima lo stesso Banksy di Bristol era stato a Napoli, la mia città nonché l’unica, in quel momento, ad avere delle opere dell’artista britannico; una però ricoperta da un graffito. Ricordo l’emozione di vedere lo stencil presente a piazza San Girolamini, oggi rinchiuso in una teca – orribile.


Era il 2010 circa e per celebrare lo sviluppo di questo nuovo movimento artistico usciva Exit Through the Gift Shop un docu-film di Banksy. Un lavoro super interessante, immagini esclusive che spiegano l’ascesa della Street Art nella sua forma più pura, quella illegale, l’evoluzione dei graffiti e della cultura Hip Hop, un docufilm simpatico ma utile per capire i primi 10 anni di questo movimento.
Oggi si potrebbe fare un sequel, i successivi dieci anni hanno stravolto tutto.

Nel frattempo a Napoli scoprivo che i personaggi deformi e vari poster individuabili per il centro storico erano opere di Cyop&Kaf, autori di un progetto di riqualificazione nei Quartieri Spagnoli. La street art era davvero ovunque e nel caos di una città come Napoli non poteva non essere altrettanto caotica.
La svolta nella Street Art a Napoli arriva nel 2015 con la realizzazione di Gennaro, opera di Jorit commissionata da INWARD. Da quel momento la Street Art a Napoli diventa sempre più Arte Pubblica, legale, e inizia a riempire le grandi facciate della città.


La realizzazione di queste opere, ovviamente, invita a sua volta altri artisti in città, con i loro poster e le loro bombolette, fra Street Art illegale e legale, dando un nuovo volto ai vari quartieri, alle varie strade. Grazie a queste operazione nascono il Parco dei Murales prima il festival Assafà poi, uno degli artisti italiani più famosi, Blu, opera all’Ex OPG, e tanto altro.
In quasi 10 anni la Street Art ha cambiato volto alla città di Napoli, riuscendo a convincere anche chi riteneva vandalismo tutto ciò.

E altrove?
La storia è la stessa, gli anni leggermente diversi. La Street Art che si trasforma da illegale a legale e quindi Arte Pubblica, per riqualificare delle zone o semplicemente per arricchirle, rappresenta un processo visto già nelle grandi città europee, si pensi all’East Side Gallery di Berlino iniziata già nel 1990, o ai quartieri di Roma come il Pigneto, San Basilio e non solo.

La Street Art è ormai Arte Pubblica, fa ormai parte dell’Arte Contemporanea. Se si vuole ipotizzare il suo sviluppo nel nuovo decennio un’esempio da tener presente è la performance di Banksy del 2018:

Entrata a far par, in pianta stabile, dell’Arte Contemporanea e delle galleria d’arte, la ormai Street Art non può che incanalare il suo spirito illegale-ribelle in performance simili, trovando il modo di differenziarsi sempre di più dalle altre opere.
Il processo di riqualificazione probabilmente diventerà un’abitudine (seguita da aiuti reali e non solo arte, si spera).

Ricapitolando la strada è stata tracciata, l’arte in strada ha avuto la sua rivincita seppur dovendo rinunciare alla sua essenza. Dagli anni 80 fino al 2010, dalle prime tag ai primi stencil infiniti artisti hanno capito le potenzialità delle città, dopo tempo anche la società ci è arrivata adoperandosi così alla trasformazioni di quartieri ed area in musei a cielo aperto.

La street art del documentario sopracitato è ormai solo un ricordo, viva in pochi artisti, gli altri si dirigono verso le gallerie e la legalità.