Il mese scorso parlammo di due film che personalmente considero alla base del cinema riguardante la cultura urbana e l’hip hop: Wild Style e La Haine.

Proseguendo il discorso, senza lavorare ad un – inutile – listone che tratti tutti i film in ordine cronologico, in questo articolo verrà preso in considerazione il modo in cui la cultura hip hop si sia legata alla conoscenza comune e sia entrata, quindi, anche nel cinema – e non solo –  non di genere, bensì, “commerciale”: questo fenomeno è ascrivibile ai primi anni 2000, a meno che non si prendano in esame capolavori come il Fa la cosa giusta di Spike Lee (di cui su Escape si è già parlato) o anche Boyz ‘n tha hood, film chiaramente legati a quella precisa tematica.

Un esempio portante di questo tipo può essere, sicuramente, un film come Honey, del 2003, una storia in cui Jessica Alba cerca di vivere quel sogno americano attraverso il ballo e, in particolare, attraverso la break (o una variante?). Nel film, ancora, compaiono personaggi come Jadakiss, Ginuwine e Missy Elliot, a testimonianza del fatto che i primi anni 2000 siano stati un periodo letteralmente d’oro per lo sviluppo e la conoscenza dell’hip hop. 

Sempre legandoci alla danza, è impossibile non citare Step Up, del 2006, film di lancio della carriera di Channing Tatum: in questo film, addirittura, la morale finale porta a riflettere su come il moderno hip hop non sia da vedere come un genere reietto ma, anzi, possa essere mischiato addirittura al classico. 

Step Up, tra l’altro, oltre ad aver avuto un enorme successo commerciale che ha portato alla produzione di svariati sequel, è uno di quei cult del 2000 che più rimarranno impressi alla corrente generazione, grazie anche alla sua colonna sonora costellata da nomi di artisti che, a quell’altezza, letteralmente spopolavano e che poi hanno visto la loro fama calare col tempo: Kelis, Sean Paul (anche se, ora come ora, il suo nome sta rientrando nelle classifiche), Chamilionaire ( autore della ultra-famosa Rollin’) e l’incredibile Petey Pablo.

Ecco, proprio Petey Pablo, paradossalmente, è uno dei nomi più interessanti per questa ricerca. Non tutti lo sapranno, ma l’artista è autore del brano principale della colonna sonora del videogioco Need for Speed Underground, titolo automobilistico del 2003 nella cui soundtrack sono presenti quasi esclusivamente brani Hip Hop, tra cui la storica Get Low di Lil Jon: l’esperimento fu interessante, ed il gioco, nella sua interezza, piacque così tanto che la saga continua ancora oggi, a quasi 20 anni di distanza, ed è innegabile che l’atmosfera urbana abbia fatto la sua parte.

Le auto, infatti, sono tema principale di un’altra saga di successo che deve all’ambiente della strada e alla musica hip hop il suo successo: Fast and Furious, infatti, nasce proprio così. Inutile parlare del successo mondiale del franchise, basti solo citare che nella colonna sonora compaiono nomi come Ja Rule, Limp Bizkit o, ovviamente, Ludacris, che poi diventerà attore principale dei film.

Cambiando argomento, un nome fondamentale per la diffusione della nostra cultura è, senza dubbio, quello dello showman Will Smith: ovviamente, lo ricorderete per Willy il principe di Bel-Air, serie di culto in cui una storia di gang viene trasformata in risate e stile per diffondere una cultura del tutto nuova per il periodo in cui la serie veniva girata.

Ancora, lo stesso Bad Boys del ’99, nonostante la fattura, fu un enorme successo ed aveva nella sua colonna sonora blasoni come Tupac e Biggie

Ma se vi parlassi di Hitch?

Hitch è un film del 2005 molto pettinato, ambientato a New York in cui, in sostanza, Will Smith istruisce altri uomini su come conquistare le donne dei loro sogni. Vi chiederete perché sia interessante: il solo fatto di essere ambientato nella NY dei primi 2000, lo rende testimone perfetto del nostro discorso, tanto che, nella colonna sonora principale abbiamo nomi blasonati come Amerie o John Legend, ma, per le scene ambientate nei club o di intermezzo, abbiamo Oh Wee di Mark Ronson e Ghostface Killah o, addirittura, un pezzo dell’ormai deceduto rapper Heavy D, sintomo di quella compenetrazione involontaria dell’hip hop di cui parlavo all’inizio. 

Se cercaste su youtube la canzone Oh Wee sopra citata, con tutta certezza becchereste qualcuno che scrive qualcosa tipo: “questa canzone era in tutti i trailers dei primi 2000”. Ed è, probabilmente, vero. Potrebbe sembrare paradossale ma, dunque, un pezzo di Ghostface Killah e Nate Dogg nei primi 2000 era già nelle Billboards, almeno americane, quando il genere non era ancora esploso verso il grande pubblico. 

Non tralasciabile, infine, è 8 Mile, film ormai storico che racconta la vera storia del rapper Eminem, e che è, tra l’altro, disponibile su Netflix. Il film è interessantissimo per il discorso perché è del 2002, e, proprio in quell’anno, si guadagna l’Oscar alla miglior canzone con Lose Yourself , a testimonianza del fatto che il rap non venisse ormai più visto come un tabù nemmeno dai molto ligi membri dell’Academy, anche se, per rivedere l’Hip Hop che trionfa realmente in questa competizione, dovremo aspettare o Straight Outta Compton, che strapperà la statuetta alla miglior sceneggiatura nel 2015, oppure, nel 2006, un altro capostipite quale Hustle e Flow, che costerà ai Three 6 Mafia la miglior canzone per It’s Hard out here for a pimp.