Durante gli anni, il cinema ha avuto degli argomenti difficili da rappresentare: è facile immaginare che la cultura urban, e, dunque, l’hip hop, il rap, la street art, ma, anche, break dance e via discorrendo, non abbiano avuto vita facile, anche a causa della chiusura mentale generale sull’argomento e, in parte, per l’atteggiamento reiettivo intrinseco al movimento stesso. 

Tuttavia, per fortuna, l’argomento non è mai passato inosservato. I due film capostipite di genere,  – se così si vuol chiamare – da cui è utile partire se si vuol parlare nel dettaglio della storia del movimento sul grande schermo, sono importanti, uno per anno d’uscita, l’altro per argomento: Wild Style, del 1982, diretto da Charlie Ahearn, ed il grande La Haine, del ’95, diretto da Mathieu Kassovitz. 

Wild Style, la cui anima pulsante è rappresentata dall’attore protagonista, interpretato da Lee Quinones, uno dei writer portoricani più influenti degli anni ’70 e ’80 (Basti pensare che nel ’76 fu autore, insieme a DOC e MONO di uno dei primi treni interamente dipinti di Manhattan), è sicuramente interessante per la sua trama, che racconta della storia di un writer newyorkese, Zoro, e del suo incontro con una giornalista; quel che è più notevole, però, è l’impatto che la pellicola ebbe sulla cultura: da un certo punto di vista, si può dire che ne fosse uno dei capostipiti. Nel film, infatti, vengono mostrate con chiarezza immagini di attività comunemente legate all’ambiente, come la break, le Battle tra MCs e, ovviamente, il writing. La pellicola diventa, in questo caso, luogo di aggregazione, su cui si ritrovano persone che condividono stesse passioni, e di cui, alcuni, sono ormai già personaggi influenti…lo stesso Grandmaster Flash compare in una sorta di cameo. 

il cameo di Grandmaster Flash

Ultimo aspetto, impossibile da tralasciare, è la colonna sonora, che AMG (ora Allmusic) descriveva come uno dei lavori chiave dell’hip hop dei primi ’80, mentre Rolling Stone, addirittura, come il “primo grande album hip-hop” (non è un caso, infatti, che dei brani vengano campionati anche in Illmatic…su cui torneremo per forza di cose). Il lavoro è una sorta di reunion, in cui si trovano a cantare, produrre e ballare insieme artisti come Grandmaster Caz, i Fantastic Five e Cold Crush Bros

Rappresenta, senza dubbio, uno dei primi capolavori del genere.

L’altra faccia della medaglia è il già citato La Haine, ormai film di culto interpretato da un mastodontico Vincent Cassel, in cui la sola prima scena iniziale dovrebbe far coglierne l’essenza: la storia dell’uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani, con Burnin’ and Lootin’ dei The Waiters – con la scrittura di Bob Marley –  in sottofondo mentre immagini di rivolta scorrono davanti a chi guarda , ne fanno una sequenza magistrale. La Haine non è un film semplice: è crudo, e spiega, da dentro e non dall’esterno, come nasce una cultura in cui l’hip hop ed il rap diventano un canale per dar sfogo all’odio verso una società che reprime tutto e tutti, ma, soprattutto, relega.  La scena del freestyle, infatti, è un perfetto esempio a sostegno di questo discorso, con la musica di Dj Cutkiller e le parole di KRS-One ed Edith Piaf che letteralmente volano dalla finestra su tutta la banilieue in un geniale remix dal titolo “Nique La Police”.

Dunque, questi sono i motivi per cui – almeno, personalmente – considero i due film citati i più importanti per quanto riguarda lo sviluppo del racconto che la settima arte fa della cultura urban e hip hop. Negli anni, ovviamente, il numero di film che ne parlavano è venuto ad aumentare esponenzialmente, allontanandosi anche dagli stereotipi fino a produrre film ottimi e che addirittura arrivano ai festival: basti guardare il recente Straight Tutta Compton, film sugli NWA che fu candidato per la miglior sceneggiatura originale nel 2016.