“Please, I can’t breathe” sono state queste le ultime e invane parole di George Floyd nel tentativo di essere risparmiato dall’agente di polizia Derek Chauvi. 

L’episodio avvenuto lo scorso 25 Maggio nella città di Minneapolis (USA), ha fatto il giro del mondo grazie ad un video realizzato da un passante che ha ripreso il momento dell’arresto dell’uomo fino all’ultimo respiro.

Floyd è stato ucciso dopo essere stato estratto dalla sua macchina, con l’accusa di guidare sotto sostanze stupefacenti (altre fonti dicono per aver tentato di pagare con una banconota falsa), sbattuto a terra e soffocato con un ginocchio sul collo. Inutili le richieste d’aiuto, l’agonia è durata circa 10 minuti dopodiché l’uomo afroamericano di 46 anni ha perso i sensi ed è morto durante il trasporto in ospedale.

Il caso di George Floyd e le relative proteste che ne sono scaturite, ci ricordano un altro episodio analogo sempre nella terra dello “zio Sam” : il pestaggio di Rodney King, un comune tassista afroamericano di Los Angeles.

Era il 3 Marzo 1991, quando King a bordo del suo taxi era stato segnalato per eccesso di velocità, ma per paura di perdere la sua licenza da tassista, invece di fermarsi si diede alla fuga. Una volta raggiunto dai poliziotti, King si consegnò ma la reazione degli agenti (quattro uomini bianchi) fu violentissima. Rodney venne colpito 56 volte e patì anche una scarica di teaser, il pestaggio venne filmato e trasmesso in tutto il mondo. Il processo che ne seguì il 29 Aprile del 1992, da una giuria di soli bianchi portò l’assoluzione dei quattro poliziotti coinvolti. Le proteste che scaturirono passarono alla storia come la più grande rivolta razziale del XX secolo, Los Angeles bruciava. Tre giorni di tafferugli e incendi devasterano “LA”, trascinando con se oltre 50 morti e più di 2000 feriti. L’evento viene raccontato nei dettagli in un documentario di Daniel Lindsay e Thomas Martin: LA 92 disponibile su Netflix.

“LA 92” disponibile su Netflix

Ventotto anni dopo la storia si ripete, ma questa volta è Minneapolis la città in fiamme, una protesta netta contro gli abusi della polizia nei confronti degli afroamericani.

Police Department di Minneapolis in fiamme

Nella “terra della libertà”, la stessa che fu tolta a milioni di nativi con la forza, ancora oggi nel 2020 il razzismo persiste e si alimenta, Rodney King e George Floyd sono solo due dei tantissimi casi di afroamericani pestati e/o uccisi per abuso di potere dalle forze di “polizia”, ricordiamo alcuni casi come Eric Garner ucciso a State Island dopo un fermo, Micheal Brown, il quindicenne Andrew Green, Christian Taylor, ma lista è ancora e purtroppo tragicamente lunga.

Quanto sta accadendo in questi giorni negli Stati Uniti d’America mette in risalto tutta la falsità del modello americano, una nazione, nata come melting pot, che si professa patria della libertà e della democrazia (tanto da esportarla militarmente) ma dove le diversità economiche, parallelamente a quelle etniche, pesano come un macigno sulle spalle del singolo individuo. Una nazione che pone come suo motore portante la felicità, ma nella cui quotidianità c’è tanta tristezza.


“Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.”

DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA, 1776

Se per qualcuno si avvera il sogno americano per gli altri c’è l’incubo americano, l’incubo di non poter avere cure sanitarie, l’incubo di non potersi più permettere una casa, l’incubo di poter essere ucciso per il proprio colore della pelle.
La potenza politica ed economica, ma soprattutto culturale, degli Stati Uniti d’America spesso ci convince a doverla imitare, ignorando alcuni diritti conquistati nel nostro paese, nel vecchio continente ed ignorati nel nuovo.

Bisogna aver ben in mente le differenze socio-culturali fra USA ed Europa o Italia. Differenze che influenzano la musica e l’arte. In tal senso non potremo mai pensare che il nostro rap possa essere come il rap statunitense. I disagi che un individuo può provare oltre oceano non potranno mai essere gli stessi. Seppur in Italia le periferie siano abbandonate a se stesse e, ad oggi, purtroppo, il razzismo si inizia a diffondere, ci sono dei pilasti realmente democratici sui quali poter contare. Con la globalizzazione stiamo assistendo ad un appiattimento culturale, ma la cultura millenaria italiana non potrà essere cancellata, l’influenza inconscia della sua poetica accompagna ogni singolo individuo, così come la storia che ci circonda.