Il tema del “bello assoluto o ideale” è sempre stato nella storia dell’arte il motore di molte opere e di importanti riflessioni da parte dei critici e degli artisti stessi. Partendo dal 500 e dal suo maggior critico (e non solo), Giorgio Vasari, il quale nella sua opera più importante “Le Vite” ha consacrato Michelangelo e il Rinascimento come il punto più alto mai raggiunto in tutta la storia dell’arte, e che dopo di lui poteva esserci solo decadimento nel mondo artistico. Paolo Pino nella sua opera “Dialogo della Pittura” (1548) fa discutere due artisti, un veneziano e un forestiero, che in seguito si rivela fiorentino, emerge in quest’opera il pensiero dell’autore affermando la superiorità della pittura ad olio (prettamente veneziana) di fronte all’affresco (stile diffuso maggiormente nell’Italia centrale). E ancora Giovan Pietro Bellori, accademico e classicista, nella sua opere biografica “Le Vite”(1672) , seleziona e include solo gli artisti che lui riteneva i migliori (ad esempio Argardi, Courbet) e inoltre fa un’interessantissima “operazione”, inserisce nella sua schiera di artisti classicisti anche la vita di Caravaggio. Ricordiamo che quest’ultimo era un naturalista, ma Bellori l’ho inserisce come exemplum da evitare perché Caravaggio è tutto quello, che secondo l’autore, un’artista deve evitare di fare. 

Ma è nel 700 che probabilmente abbiamo la più alta “considerazione” di bello assoluto con Johann Joachim Winckelmann, storico dell’arte, bibliotecario e archeologo tedesco. Nella sua opera maggiore “Storia dell’arte dell’antichità” (1764) l’autore vuole affermare la superiorità dell’arte greca classica, ma per farlo presenterà la scuola greca in un contesto molto più ampio, ovvero raccontando la storia ance delle altre scuole riunite attorno al Mediterraneo (Egizia, Fenicia, Mesopotamica). Il culmine però viene identificato da Winkelmann nell’arte greca classica, perché i Greci più di tutti gli altri erano favoriti perché godevano del clima mediterraneo, inoltre l’educazione dei giovani nei licei, il sistema politico di tipo democratico permetteva agli artisti di esprimersi con maggiore libertà a differenza di un regime dittatoriale. Tutto questo ha portato al primato dell’arte classica su tutte le altre, secondo Winkelmann, il quale riteneva che i sentimenti rappresentati dalle statue greche non erano sentimenti legati ad una precisa circostanza, ma erano di portata universale. L’arte classica aveva superato l’effimero e anche l’uomo di molti secoli dopo poteva rispecchiarsi nei volti di quelle statue.

Dunque come abbiamo visto con alcuni esempi, da sempre nella storia dell’arte critici, pittori, scultori, si sono “scontrati” affermando la superiorità di un artista su un altro o di un periodo storico rispetto ad un altro. Trasportando questa riflessione ai giorni nostri e prendendo in esame la “street art”, il linguaggio della contemporaneità, spesso sentiamo “dicerie” riguardo la superiorità di uno street artist su di un altro. Addirittura dicono che sono gli stessi artisti ad incoronare un writer come il “Re” del movimento, ma è veramente così?

È corretto decretare la superiorità di un’artista su di un altro? E ancora, è corretto paragonare un writer degli anni 70 con un nostro contemporaneo? 

Questa riflessione si potrebbe estendere a tutte le arti (fotografia, cinema, musica ecc) ma anche al mondo dello sport, soprattutto quello agonistico, e tanti altri settori. Ebbene per rispondere a queste domande e sfatare questo mito del “bello assoluto” due storici dell’arte di metà ottocento si sono interrogati per fornirci delle risposte. Wickhoff e Riegl, protagonisti della seconda generazione della Scuola di Vienna, hanno iniziato lo studio delle forme delle opere disinteressandosi del contenuto. Facendo un esempio più inerente ai contenuti trattati dalla nostra pagina, Wickhoff e Riegl non si sarebbero domandati che cosa raccontano le opere di Dondi o le opere di Jorit, ma piuttosto avrebbero cercato di rispondere al perchè nell’epoca di Dondi si pitturava sui treni e perché Jorit oggi pittura sugli edifici pubblici ? Oppure perché Banksy usa gli stencil e Seen le bombolette spray ?

Il ragionamento da fare secondo i due storici viennesi è seguire la trasformazione dello stile da un punto di vista puramente formale, rintracciando le interferenze culturali che hanno trasformato il linguaggio. Non esiste un primato di un periodo sull’altro o di un pittore sull’altro, ci sono periodi eccellenti e artisti eccellenti e l’evoluzione degli stili non è il frutto di un solo soggetto ma fa tutto parte di un processo storico evolutivo. Ad esempio un fattore che ha contribuito alla diffusione  della Stencil Art, sono state le prime stampanti casalinghe, che hanno permesso agli artisti di autoprodursi le maschere per le proprie opere, riducendo i costi, e preferendo lo stencil alla bomboletta spray, ma tutto questo è dovuto all’evoluzione della tecnologia.

Non si può definire più forte uno street artist di oggi rispetto ad un writer del secolo scorso, semplicemente sono due stili diversi, ma che entrambi rientrano nel percorso evolutivo del movimento del graffitisimo. Il linguaggio si è trasformato per tante circostanze che sono economiche, politiche, tecnologiche, sociali che hanno contribuito alla metamorfosi delle forme.

Ma l’evoluzione delle opere passa solo da un punto di vista tecnico o anche da un punto di vista concettuale?

Se si osserva l’arte come sola evoluzione tecnica si rischia di essere sotto processo per la realizzazione e non più per il contenuto, ma ciò che viene plasmato è frutto dell’incontro con la realtà. Questa teoria è spiegata dal filosofo tedesco Theodor W.Adorno nella sua opera maggiore “Teorie Estetica” nel paragrafo “il decadimento dei materiali” dove dice che l’opera d’arte nel suo essere autonoma ed eteronoma, è frutto dei materiali presenti nel tempo che si vive, in campo dei graffiti possiamo apprezzare Kidult con l’estintore o le opere ipertecniche di Felipe Pantone, tutti sintomi che l’arte va di pari passo con la realtà e non con la tecnica.

Non si può identificare nell’opera d’arte un concetto prettamente tecnico, nel senso se si analizza un artista quanto è bravo in base a quanto è tecnico, cioè in base anche ai canoni di riproducibilità effettivamente si sta valutando e giudicando qualcosa che è legato alla mercificazione per questo oggi l’arte che crea scandalo, che crea delle domande va al di la dei materiali, ed è questo “il decadimento dei materiali”, il materiale è qualcosa che si perde in virtù dell’idea, del concetto ma ovviamente l’artefatto non si può legare solo all’idea totale, non esiste un’arte concettuale al 100%. Il mondo di oggi è sempre più tecnocràtico, dove si è giudicati in base alle qualità tecniche, dove esistono macchine che si autoalimentano e auto-aggiustano, dove gli algoritmi si sviluppano da soli, tutto è sempre più “tecnica” e meno “umano”, stesso discorso per l’arte nel momento in cui essa viene giudicata in base all’esecuzione tecnica rispetto al concetto. Il decadimento dei materiali aiuta a capire che l’arte non è semplicemente tecnica ma non è neanche qualcosa di semplicemente ideologico, l’opera è qualcosa che si realizza, è un artefatto, ma che deve contenere al suo interno una criticità e quest’ultima sta nel fatto che il materiale può svanire, e quindi cosa rimane? Rimane l’opera.

Prendendo ad esempio delle opere di due street artist contemporanei, Banksy e Felipe Pantone, che cosa si nota? L’opera di Pantone è un trionfo tecnico totale, si possono osservare i colori scanditi e le forme geometriche realizzate in modo perfetto ma oltre all’aspetto estetico, cioè quello studio dell’artefatto che provoca emozioni, l’opera non suscita delle domande mentre Banksy, più che all’aspetto tecnico (comunque non banale) riesce a creare nell’osservatore dei feels.

Ora confrontando le due opere dal punto di vista tecnico Felipe Pantone vince la partita, però tra le due opere ciò che smuove la sensibilità è il Season’s Greetings di Banksy, per questo motivo l’arte nella sua salvezza passa attraverso il decadimento dei materiali, passa attraverso il negativo.

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Banksy, Season’s Greetings
Felipe Pantone