Irving Penn è stato uno dei fotografi più importanti e influenti del XX secolo , un vero precursore del fotografo moderno.

Penn nasce nel 1917 a Painfield , New Jersey , dopo la scuola pubblica inizierà un corso di disegno pubblicitario presso la School of Industrial Art di Philadelphia tenuto da Alexey Brodovitch , capo redattore del Harper’s Bazaar magazine.

Per quest’ultimo lavorò come assistente  e con i soldi guadagnati comprò la sua prima macchina fotografica, una Rolleiflex , con la quale realizzò i suoi primissimi scatti. Si trattava di fotografie di insegne e facciate dei negozi ,ombre e palazzi “vecchi”  realizzate durante le sue “urban rambles” (uscite urbane) dove imparò come vedere “fotograficamente”.

“Shadows of key , gun , New York City , 1939.

Per ricordare quei giorni , Penn raccolse questi scatti in una “raccolta” che chiamò “Camera Notes” , fanno parte di questa collezione alcuni scatti realizzati durante un viaggio negli Stati dell’America del sud lungo il tragitto che lo porterà in Messico nel 1941. Queste fotografie immortalavano insegne, palazzi ma soprattutto ritratti di giovani afroamericani posti davanti alle facciate dei negozi. In questi scatti possiamo intravedere alcune caratteristiche che distingueranno il Penn maturo, si nota la sua abilità nel porre il soggetto al centro della composizione e predisponendo la macchina fotografica in modo da catturare al meglio i dettagli degli indumenti in particolare dei bottoni e dei tessuti, conferendo loro un ruolo di coprotagonisti nello scatto.

Penn trascorse un anno della sua vita in Messico dove era andato per dipingere , all’epoca l’Europa non era una meta plausibile in quanto coinvolta nel secondo conflitto mondiale. A Città del Messico era presente una vivace comunità di artisti e durante quegli anni era divenuta un paradiso per gli intellettuali europei che fuggivano a causa della guerra. Qui Penn però si convinse di non essere capace come “pittore” e fece ritorno negli States, senza mai dimenticare la sua aspirazione di essere un artista o di fare un lavoro che poteva essere considerato al di fuori dei confini del mondo commerciale. 

Dopo un anno trascorso in Messico Irving P. fece ritorno a New York City e iniziò a lavorare per Vogue come fotografo di “still life” sotto il nuovo direttore Alexander Lieberman, il quale modernizzò il magazine non solo cambiando il design, ma anche il modo in cui la fotografia sino ad allora era stata utilizzata. 

1943

Dopo la seconda guerra mondiale Penn lavorò ininterrottamente per Vogue realizzando ritratti , foto di moda e nature morte con cui ha definito un suo stile in cui estetica, moda e attualità si intrecciano creando un “Visual style” mai visto prima. La sua figura rompe gli schemi , perché fu probabilmente il primo ha intraprendere nei lontani 40’s, un percorso tra fotografia commerciale e arte editoriale. Oggi non è raro lavorare contemporaneamente sia come artista sia come fotografo.

La maggior parte dei lavori per Vogue sono ritratti di star del cinema, artisti, scrittori e politici. 

Penn si distinse  per il suo stile classico e presentava le sue figure da ritrarre in forte contrasto con gli sfondi, spesso monocromi sul bianco o sul grigio. Mentre in termini di “spazio”, sistema i suoi soggetti dentro spazi chiusi, a volte angoli di pareti costruiti per l’occasione, tanto da essere ricordato come “il fotografo che metteva le celebrità all’angolo”. Non troviamo mai esterni, i personaggi sono come “intrappolati”, ma in quei limiti spaziali per contrasto riecheggia la loro energia.

La prima fama internazionale arriverà con le prime campagne fotografiche legate al mondo della moda negli anni 50. Penn suggerì una nuova immagine di donna, ben diverse da quelle fino ad allora proposte, ovvero delle creature passive, esistenzialmente adagiate in salotti eleganti, vestite dalle grandi griffe francesi. 

Nel 1967 Penn costruì uno studio fotografico da viaggio , grazie al quale fotografò in ogni parte del mondo sempre sullo stesso scenario. Nacque cosi la serie “Worlds in a small room”, nella quale troviamo ritratti di celebrità ma anche fotografie di gruppo, realizzando un lavoro in cui l’etnografia si mescola alla moda, ma soprattutto una raccolta antropologica di straordinario valore.

Mentre proseguiva la sua attività di fotografo, Penn presentò nel 1977 al MET di New York City il ciclo “Street Material”. Fotografò i resti abbandonati dell’esistenza quotidiana (rifiuti urbani, ossa e mozziconi di sigaretta), conferendo loro un nuovo valore estetico.

Da questo ciclo emerge un aspetto interessante che fa di Irving P. oltre a un sensibilissimo fotografo, anche un grande filosofo, un umanista. Un intellettuale in grado di rivendicare la dignità di tutti gli esseri (umani, viventi e non).

Cigarette No.52 197

Penn è stato un genio , un uomo che ha fatto della fotografia la sua vita , senza mai dimenticare la sua ispirazione artistica e tramandandola ai posteri attraverso i suoi scatti e i suoi disegni.  “L’occhio di Vogue”, come era stato soprannominato ,ha influenzato il modo in cui pensiamo all’arte, la quale “ non è un’attività isolata a se , ma è una , forse l’unica , che si interseca e influenza tutti gli aspetti della cultura contemporanea”.

Irving Penn è stato in grado con la sua macchina fotografica di raccontare tante storie diverse , dalle star di Hollywood alle nature morte , da un indigeno a una modella di Rochas , da Pablo Picasso ad un mozzicone di sigaretta reclamando l’unicità di ogni genere.