I grandi fotografi ci permettono di guardare il mondo con occhi diversi, Jim Marshall è stato uno di questi, egli ha lasciato in eredità alle nuove generazioni un patrimonio fotografico immenso e ha regalato al mondo le fotografie più iconiche della storia del Rock n roll. 

Per capire J.M. è necessario analizzare il contesto storico in cui opera e vive, siamo negli Stati Uniti d’America degli anni 60-70, un periodo storico molto particolare e delicato, caratterizzato da importanti vicende politico-culturali. Le uccisioni di J.F.Kennedy, Malcom X, Marthin Luther King, il razzismo che dilaga , i KKK, la sconfitta della guerra in Vietnam e il conseguente sgretolamento del sogno Americano portarono alla nascita di una controcultura basata sugli ideali di amore e libertà.

Marshall nasce nel 1936 a Chicago, Illinois ma la sua famiglia  si trasferirà a San Francisco, California dove J.M. vivrà per tutta la vita. Dopo una breve esperienza in aereonautica, Jim inizia a fotografare alla fine degli anni 50 inizio 60 a North Beach (San Francisco).

“Qualunque fosse lo spirito degli anni 60 Marshall lo ha incarnato fin dall’inizio” 

(Joel Selvin, Show me the picture : the story of Jim Marshall, 2020)

Come abbiamo accennato precedentemente nell’analisi del contesto storico, Marshall inizia a documentare la San Francisco dell’epoca beatnik, il cuore della “Summer of Love”, un movimento pacifista, basato sull’uguaglianza, amore e libertà, comunemente nota come cultura “hippie”. Queste manifestazioni spesso coincidevano con gli eventi più importanti delle rivoluzioni musicali dell’epoca come il Monterey Pop Festival (1967) o il celeberrimo festival di Woodstock (1969) e Jim Marshall li ha documentati tutti. Ha ritratto gruppi come i Grateful Dead, i The Who, i Jefferson Airplane, Jimi Hendrix e The Animals.

Jimi Hendrix al sound check prima di esibirsi al Monterey Pop Festival (1967) – @ Jim Marshall Photography LLC

“Jim era presente quando succedevano cose inimmaginabili prima di allora e che sono inimmaginabili ancora oggi” (Jorma Kaukonen, Chitarrista dei Jefferson Airplane)

Una delle capacità di Marshall oltre la sua straordinaria qualità professionale, era la sua capacità di ottenere la fiducia degli artisti, i quali gli permettevano di entrare nei loro spazi e di farsi immortalare nei loro momenti più intimi e riflessivi.

La fiducia è stato uno dei fattori che ha permesso a Jim Marshall di scattare alcune delle foto più iconiche della storia della musica. 

Bob Dylan © Jim Marshall Photography LLC
John Coltrane 1960 – @ Jim Marshall Photography LLC
Keith Richards e Mick Jagger mentre incidono “Exile on Main Street”, Los Angeles 1972 – @ Jim Marshall Photography LLC

È stato il fotografo che ha documentato l’ultimo concerto in pubblico dei Beatles nel 1966 a Clandestick Park, appena fuori San Francisco, su loro esplicita richiesta.

Nel 1972 vinse il bando pubblicato dalla rivista “Life” per seguire il tour dei Rolling Stones e in un’intervista del 1978 a Radio KPFA alla domanda del giornalista : “Come era avere a che fare con i Stones ? I cattivi ragazzi del rock” Marshall rispose : “ Probabilmente mi facevo più coca di loro”.

J.M. era a suo modo una vera rockstar, un figlio della grande famiglia della musica, nato per documentarla.  

Alcune delle innumerevoli copertine realizzate da Marshall
Johnny Cash, San Quentin, 1968. @ Jim Marshall Photography LLC

Marshall negli anni 70 era all’apice del successo, era il fotografo più richiesto d’America e oltre ad aver immortalato le star della rivoluzione del rock, ha fotografato l’ondata dei movimenti per i diritti civili, i cittadini americani dopo aver appreso la notizia dell’assassinio di JFK,  la serie “Poverty in America” pubblicata dalla rivista Jubilee, ha ritratto Woody Allen per Look, ha documentato la storia del simbolo della pace e i movimenti pacifisti contro la guerra in Vietnam.

Jim Marshall, San Francisco 1967, @ Jim Marshall Photography LLC

“Se si parla di Jim Marshall, bisogna parlare anche di copyright, Jim era noto per le sue pistole, credo che avrebbe sparato se fosse stato necessario, pur di proteggere il proprio diritto d’autore se glielo avessero sottratto” ( Bruce Talamon in Show Me the Picture : The story of Jim Marshall)

L’accuratezza e la protezione che riservava al proprio lavoro era una qualità di Marshall, non ha mai fatto concessioni, le fotografie che ha realizzato sono rimaste sue, nel proprio archivio. Nell’intervista del 78 per radio KPFA disse : “Dicono che controllo il mio lavoro in modo maniacale soprattutto se riguarda chi non c’è più, diamine si ! Qualcuno mi ha affidato la sua vita più intima, mi ha permesso di entrare nella sua vita e di fotografarla, non posso violare questa fiducia e non lo farò”. 

Jimi Hendrix riprende con una cinepresa Super8 mm Janis Joplin , @ Jim Marshall Photography LLC

Quando il music business a metà degli anni 70 iniziò a dettare regole ai fotografi su come e quando dovevano essere fotografati gli artisti per tutelare la loro immagine cambiò tutto. Marshall abituato a lavorare in condizioni ben diverse, non accettava questo rigido sistema dettato dalle etichette e dalle case discografiche, così decise di allontanarsi dal” mondo dei riflettori”.

Inoltre i suoi problemi con le armi e la cocaina gli portarono guai con la legge che finirono per distruggerlo. Negli ultimi anni della sua vita fu assistito da Michelle Margets (amica) e Amelia Davis, sua assistente, dopo aver superato i problemi con la legge riuscì lentamente a riprendersi realizzando alcune foto per la Legacy Recordings.

Jim Marshall è morto nel sonno a New York nel 2010, dopo una carriera leggendaria gli è stato conferito postumo il Grammy Trustees Award un premio per aver documentato la storia della musica. È stato il primo ed unico fotografo a ricevere questa riconoscenza.