Kids è l’opera prima del fotografo americano Larry Clark realizzato nel 1995, scritto dal giovane Harmony Korine e prodotto insieme a Guns Van Sant.

Il film si svolge nell’arco di una giornata in una New York senza regole e racconta la storia di un gruppo di adolescenti che trascorrono il loro tempo per le strade della città, facendo abuso di droghe e compiendo piccoli furti.

Il lungometraggio segue due filoni narrativi che finiranno per unirsi, il primo segue la storia di Telly e Casper, il secondo la vita di Jenny.

Quest’ultima risulterà positiva al test dell’HIV a causa dell’unica esperienza sessuale avuta con Telly. Da questo momento il film assume un ritmo ben scandito soprattutto per Jenny costretta a cercare il ragazzo in giro per la città in una sorta di caccia all’uomo. Dopo una lunga odissea, la ragazza riuscirà a trovare Telly in un appartamento durante un party privato a base di droghe e alcool, ma è troppo tardi.

Il lungometraggio di Clark è importante non solo perché affronta un tema molto delicato come L’AIDS, diffusissimo negli anni 90 soprattutto tra i giovani, senza censure e con un linguaggio molto crudo, ma soprattutto per la sua capacità di estetizzare una serie di problematiche diffuse tra i ragazzi senza cadere nella finzione hollywoodiana.

Larry ha immortalato nella sua pellicola il modo di vivere di questi ragazzi.
I personaggi del film sono tutti presi dalla strada, nessuno era un attore professionista, per molti Kids è stato l’inizio della propria carriera (pensiamo a Rosario Dawson). C’era ben poco da recitare la loro vita era realmente quella, alcuni erano dei pro skater (Justin Pierce, l’attore di Casper, morto suicida nel 2000 o Harold Hunter, sindaco degli Zoo York, morto per overdose di eroina nel 2006) e molti altri erano/sono parte attiva della scena underground dello skate abituali di Washington Square Park di New York.

Kids ha portato la subcultura skate da una nicchia al centro della cultura pop. In più, la mancanza di budget e la volontà di Clark di filmare seguendo uno stile da documentario è il motivo per il quale gli “attori” hanno recitato con i propri abiti.

La maggior parte dei quei Kids indossava pantaloni Dickies, magliette Zoo York, Converse Chuck Taylor, addirittura Supreme, nella sua prima apparizione cinematografica.

La New York di Kids è la stessa in cui stava nascendo il brand fondato un anno prima da James Jebbia. Tutto è così autentico perché molti membri del cast nella loro vita reale frequentavano il negozio di Jebbia e indossavano Supreme.

La pellicola di Clark è interessante perché ci sono una serie di aspetti secondari che alla prima visione magari sfuggono ma che arricchiscono il film.

Innanzitutto l’ambientazione: New York fa da scenario ed è la rappresentazione più vicina al concetto di “urban jungle”. Nella NYC di Clark non ci sono regole, è vera, è sporca, è un melting-pot; Downtown viene immortalata nella sua essenza ovvero un posto per outsider, il Washington Square Park è il luogo di ritrovo della scena skate e non il posto cool che è diventato oggi. 

Kids rappresenta uno degli ultimi momenti di una New York che oggi non esiste più, ormai completamente assorbita dalla globalizzazione e dal processo di gentrificazione che ha modificato l’essenza di quei quartieri della Downtown outsider.

Un dettaglio fondamentale del lungometraggio scritto da H.Korine  è l’assenza di figure adulte, quasi una denuncia velata nei loro confronti. I Kids di Clark si prendono gioco degli adulti, li derubano o li picchiano, uniche eccezioni la dottoressa che informa Jenny della sua sieropositività e il tassista.

Un altro dettaglio è la visione dei protagonisti dell’omosessualità. Nella scena al parco puntano e deridono la coppia gay che passeggia tenendosi per mano, però paradossalmente nella scena in piscina chiedono alle amiche di baciarsi tra di loro. 

L’irresponsabilità delle proprie azioni fa da collante a tutte le scene del film, dal sesso non protetto ai furti, all’uso di ogni tipo di droga. Questo era il modo di vivere di una generazione di ragazzi sconsiderati che avevano trovato nello skateboarding una valvola di sfogo e un modo per incontrare altre persone con la loro stessa passione.

Per concludere un occhio di riguardo va sicuramente alla penultima scena dopo il monologo sul sesso di Telly. Qui Clark inserisce un montato, caratterizzato da una fotografia molto sgranata e dalla colonna sonora dei Folk Implsosion: “Raise the Bells”, in cui riprende la classe medio bassa newyorkese nella sua quotidianità. Si intravedono drogati, pazzi, persone che fanno ginnastica al parco. É una scena che può essere interpretata in diversi modi: l’atmosfera che si respira il mattino seguente dopo essere tornati da una lunga festa, il sole che sorge, il mondo che inizia un nuovo giorno, le persone che scendono per strada per vivere la loro vita e tu ti sento uno schifo, ancora con la sbornia, sporco come un barbone che cerca di tornare a casa a dormire. Adolescenza. 

Un’altra interpretazione è la volontà di Clark di ritrarre il risultato di decisioni sbagliate e di una adolescenza spericolata, ricca di eccessi, il cui unico risultato è l’infermità mentale o una vita da homeless. Ma il fotografo riprende anche persone che possiamo considerare “normali”, volendo evidenziare forse che una serie di scelte positive prese in passato hanno dato i loro frutti nell’età adulta.

Una cosa è certa, tutti sono stati bambini e tutti dovevano convivere con le loro decisioni passate, buone o cattive.

L’eredità di Kids è un monito per le nuove (ma per certi aspetti anche per le vecchie) generazioni contro l’abuso delle droghe e il sesso non protetto. L’AIDS è un problema ancora molto diffuso, anche se ha perso l’attenzione mediatica di un tempo. Se le cure per il trattamento del virus dell’HIV sono certamente migliorate, solo in Italia ci sono ancora più di 2850 infezioni all’anno (dati INSTAT censimento 2019).

Kids è un cult, uno dei tanti simboli del cinema indipendente e manifesto di un modo di vivere di una generazione e di una New York ormai scomparsa, che ancora oggi dopo 26 anni dalla sua uscita continua ad affascinare curiosi e appassionati di street culture.