Il nostro è un canale principalmente dedito all’informazione della cultura urbana, ma visti i recenti eventi, non possiamo rimanere inermi e pensare alla divulgazione culturale se prima non affrontiamo le problematiche e le condizioni in cui noi tutti ci stiamo ritrovando.

È un dovere morale provare a creare uno spunto di riflessione sulla nottata di ieri, senza ovviamente scendere a compromessi ideologici che possano compromettere l’ indagine analitica.

Analizziamo la situazione di questa settimana in Campania, ci sono tre passaggi fondamentali: istituzione del coprifuoco da parte della regione, minaccia di lockdown, proteste.

Gli eventi sono degenerati in virtù delle dichiarazioni emesse dal pres. De Luca, il quale auspicava un lockdown per combattere l’onda dei contagi, ciò ha portato a una organizzazione semi-spontanea da parte dei cittadini napoletani arrivando fino all’ atto estremo di scontro con le forze statali. I manifestanti, trasformatisi in contestarori hanno giocato a mosca cieca, hanno colpito letteralmente il primo rappresentante dello stato che capitasse a tiro, individuando come nemici le forze dell’ordine. Questa azione è figlia del caos, della paura. Bisogna chiedersi, paura di cosa? Baumann in “Perché l’Europa è un avventura” sottolinea nel passaggio da stato sociale a stato di sicurezza la paura come l’elemento fondante del nuovo assetto politico . Lo stato di sicurezza tutela i cittadini, gli individui della comunità, e ne delimita il raggio di azione in vista di una minaccia imminente, ossia usa la paura come movente per decidere. Ora, tenendo conto della specifica situazione italiana e campana, si deve sottolineare come la classe politica è riuscita a gestire la prima ondata, ma che per determinati motivi non risulta essere pronta ad una seconda ondata, nonostante nella fattispecie ci siano stati dei mesi per assicurarsi più posti letto per andare incontro all’emergenza covid.

Dagli eventi di ieri le conseguenze saranno inevitabilmente pessime. Dagli scontri di ieri, non risulta nessun vincitore, la realtà è che hanno perso tutti. Lo Stato, l’unità politica e i manifestanti. I contagi aumenteranno nel giro di due settimane, le misure restrittive cautelari restringeranno il raggio d’ azione del cittadino che comporterà un collasso dell’ economia, oltre che di quello sanitario.

Entrambe le parti, stanno agendo per paura, ciò significa che la scelta non viene più fatta su base razionale, ma profondamente irrazionale, cioè basata sugli istinti, sulle pulsioni, da parte di entrambi i fronti, la base razionale è messa fuori gioco. Da questa prima battaglia ne risentirà la comunità in toto, ci sarà un aumento delle morti, o per covid o di fame. Il mancato senso civico per la persistenza del vivere associato trova la sua esplicazione in uno scontro fra parti che non si ascoltano, sorde, ove nessuno tende per fare un passo indietro.

In un momento come questo, stato e comunità dovrebbero trovarsi in un’unità, per decidere le sorti della propria persistenza in vita in uno stato d’emergenza che rischia di mettere in ginocchio tutte le parti. Questo non è avvenuto, e le conseguenze saranno drastiche.

Una protesta di commercianti è sfociata in una guerriglia con infiltrazioni di malavita e movimenti eversivi come sottolineato dal presidente della commissione antimafia , il dott. Morra, mentre invece i lavoratori disoccupati della Whirpool protestavano senza essere ascoltati, lasciati al loro destino e non tutelati dallo Stato che invece dovrebbe tutelarvi. Errori su errori non faranno che peggiorare lo scenario che pare già abbastanza compromesso.

Noi di escape vision, ci teniamo a dire che solo in un momento come questo può avvenire in vero cambiamento, di tipo sociale, che preveda la tutela del cittadino da parte dell’apparato statale e il rispetto delle regole da parte dei suddetti. La forma di vivere associato è l’ unica via per migliorare la condizione odierna, ma ciò risulta impossibile se non ci si ascolta.