Da anni il gruppo Guerrilla Spam attraverso le loro opere murali e/o poster lanciano importanti messaggi sociali nel contesto urbano. Nati casualmente nel 2010 a Firenze hanno intrapreso un meraviglioso percorso tra strada e istituzioni, arrivando ad esporre anche al MAMBo di Bologna, il MACRO a Roma e altri importanti musei sulla penisola. La loro è anche una bellissima storia di inclusione attraverso i loro laboratori nelle scuole e nei centri di accoglienza per profughi.

Ciao ragazzi, per iniziare come e quando nasce Guerrilla Spam ?

Nasce casualmente nel 2010 a Firenze quando, con alcuni amici, abbiamo iniziato a fotocopiare dei disegni in bianco e nero per poi attaccarli sui muri della città. Questi disegni non erano firmati… il nome Guerrilla Spam (e la consapevolezza di quel che stavamo facendo) è nato successivamente.

Le vostre opere sono intrise di forti messaggi di interesse sociale pensate che oggi la street art sia adoperata maggiormente in funzione decorativa piuttosto che per il sociale ? Qual è il vostro punto di vista a riguardo ?

La moda della street art, ormai più che decennale (dal paesello sperduto alla metropoli, tutti vogliono il festival di street art!), è stata sfruttata da amministratori scaltri e organizzazioni in cerca di riqualificazioni flash, ma dall’altro lato si è rivelata un’occasione persa per i cittadini. Sfortunatamente oggi la pittura murale è un tappabuchi per facciate spoglie; la gente si accontenta di qualcosa di “colorato” e di “felice”.

C’è superficialità in molti organizzatori e mancanza di responsabilità in molti artisti. Potremmo sfruttare lo spazio pubblico in modo differente: più relazionale, consapevole, coinvolgendo i cittadini e non imponendo grandi murales caduti come meteoriti dal cielo.

Una precisazione: un’arte pubblica di contenuto non deve per forza essere il murales figurativo con lo slogan didascalico “viva la pace/abbasso la guerra” (anzi!); può essere una pittura astratta, un’installazione audace e incomprensibile, un’azione che crea scompiglio o riattiva un luogo abbandonato…

La Voce del Popolo, Torino 2018, Guerrilla Spam
La Voce del Popolo, Torino 2018, Guerrilla Spam

Prediligendo come spazio espositivo per le vostre opere la strada e dunque arrivando ad un pubblico più ampio quali sono le varie reazioni delle persone che osservano la vostra arte ?

Le reazioni sono eterogenee. Dalla persona che apprezza, fotografa e s’interessa a quella che rimane contrariata, che strappa, scrive sopra o cancella il disegno. Quando lavoriamo nello spazio pubblico (legalmente o illegalmente che sia) lasciamo dei lavori alla comunità: quei disegni non appartengono più a noi e quindi siamo pronti ad ogni possibile reazione.

Non impediamo che qualcuno si stacchi un disegno per metterselo in casa, in una mostra, o che lo venda per farci dei soldi; lasciamo libertà di pensiero e azione a chiunque, anche se ci sono atteggiamenti che condividiamo e altri no.

Tappeto Nomade, Milano, 2020, a cura di BEPART e BASE - foto Tullio Ilaria
Tappeto Nomade, Milano, 2020, a cura di BEPART e BASE – foto Tullio Ilaria

Sappiamo che lavorate con diverse comunità di migranti e anche nelle scuole, in cosa consistono le vostre attività ? L’arte aiuta a sentirsi inclusi ?

 Abbiamo iniziato alcuni anni fa quando dei ragazzi delle superiori ci chiamarono a parlare nelle autogestioni scolastiche da Arezzo a Torino. Andavamo senza prepararci nulla, a raccontare la nostra esperienza, far vedere un po’ di foto e rispondere alle domande. Sappiamo che anche gente tremenda come Salvini ha fatto la scuola media, quindi andare nelle scuole significa trovare chiunque, chi la pensa come te e chi no, ed è qui che si può fare la differenza portando nuove visioni.

Oggi continuiamo ad andare nelle scuole in modo informale quando qualche ragazzo ci chiama e parallelamente abbiamo strutturato lezioni e laboratori, più organizzati e specifici, per scuole, comunità minorili, centri di accoglienza, carceri ecc… Andiamo in contesti differenti, ogni volta cambiando linguaggio, adattandoci a chi abbiamo di fronte.

Con i ragazzi africani dei centri di accoglienza inventiamo laboratori per mescolarli con gli italiani del posto, realizzando opere finalizzate alla conoscenza di entrambi i gruppi; in carcere abbiamo dipinto i cortili dell’ora d’aria e disegnato poster su carta che poi noi abbiamo attaccato fuori, spedendo in seguito le foto agli autori dentro le sbarre. Ogni volta cerchiamo di trovare stratagemmi di inclusione in questi contesti ai margini della società.

Quindi sì, tornando alla domanda, l’arte non solo aiuta a sentirsi inclusi ma è un mezzo pragmatico di inclusione.

Le vostre opere sono state esposte in diverse istituzioni museali e non ( MAMBo, MACRO, Museo Archeologico del Casentino ecc) Cosa prova uno street artist nel vedere le proprie opere esposte in dei contesti istituzionalizzati molto importanti ?

A noi non fa molto effetto. Giochiamo con i contesti, rompendo ogni volta le righe e i confini. Al MAMBo abbiamo portato delle bandiere e delle persone provenienti da un’occupazione abitativa torinese, lo Spazio Popolare Neruda, mettendo dentro un’istituzione museale degli esclusi dalle istituzioni.

Quelle opere non hanno più senso o valore nel museo d’arte moderna rispetto all’occupazione, assolutamente no; hanno un significato diverso e possono raggiungere un pubblico differente, che poi è ciò che ci interessa. Quindi il museo è uno spazio come tanti altri, non per forza in contraddizione con la strada se lo si usa in modo intelligente. La coerenza sta nel mantenere un’etica e un percorso chiaro pur mutando contesti e trasformandosi sempre.

Secondo voi quanto sarebbe importante introdurre nelle scuole, sin dall’infanzia, attività di tipo artistico (arte, fotografia ecc) o di educazione all’immagine con artisti e/o esperti del settore ?

Oggi è raro trovare artisti nelle scuole, università, persino nelle accademie d’arte… Siamo pieni di maestri e professori, che sicuramente possono trasmettere un sapere “altro” rispetto a quello dell’artista, ma che non vi si possono sostituire.

È importante invece avere un confronto anche con chi usa concretamente testa e mani per creare qualcosa. Un creatore può essere confusionario, distratto, non capace a insegnare agli altri ciò che sa, ma non importa: la sua abilità sta nell’esempio diretto che può dare, nell’aver dedicato il suo tempo ad attività (di base non produttive, e quindi rare e preziose) come quelle del conoscere, immaginare e creare.

Street Art
Figure a pezzi, SUFA, Pratovecchio Stia, 2017, a cura di Serena Becagli e Rita Duina – foto Alessandra Cinquemani

Il nome del vostro progetto è composto da due parole molto significative : Guerilla che richiama un termine militare e “spam” ovvero un messaggio pubblicitario non richiesto che viene inviato su internet ad un numero di persone molto elevato; Nel vostro nome è racchiusa un po la mission del progetto, arrivare a più persone possibili, ci sono delle strategie o dei trucchetti di promozione nel contesto dell’arte di strada a basso costo che volete suggerire ?

Niente trucchi per il successo. Abbiamo sempre agito mossi da una necessità, che era quella di comunicare qualcosa agli altri. Così, per conseguenza spontanea abbiamo trovato dei modi: attaccare dei disegni sui muri, andare a parlare nelle scuole, crearci dei canali social e un sito, rispondere alle interviste (come questa…).

Ogni mezzo, se pur differente, risponde a tale tentativo di comunicazione. Quindi, il suggerimento ideale è di capire e seguire le proprie necessità. Mentre il suggerimento pratico è di stampare un disegno in bianco nero perché intanto costa pochi centesimi e le città sono piene di muri vuoti…

Recentemente avete digitalizzato il vostro archivio con oltre 10 anni di progetti, pubblicazioni e moltissimi disegni inediti e l’avete messo online liberamente consultabile da tutti. Vorrei chiedervi innanzitutto per un artista quanto è importante avere traccia del proprio operato e quindi un archivio? Oggi sono sempre di più i siti o gli archivi che forniscono i propri contenuti solo dopo pagamento, voi avete scelto una fruizione libera, condividete l’idea che la cultura è gratuita e per tutti?

Crediamo da sempre nella fruizione libera dei contenuti. Nel 2012 abbiamo autoprodotto e stampato il nostro primo libro, mettendolo online integralmente gratis. Questa scelta negli anni è diventata una prassi; oggi il nostro pubblico sa bene che quando stampiamo un libro, una fanzine, o un poster, può trovare questi contenuti anche gratis nel web.

La nostra è una pratica fuori moda, specialmente di questi tempi in cui il web è sempre più privatizzato con contenuti a pagamento. In controtendenza abbiamo quindi deciso di mettere tutto ciò che abbiamo creato in questi dieci anni in un grande Archivio online gratuito. In questo sito (www.guerrillaspam.it) oltre alle opere, i progetti, le pubblicazioni, si trovano quasi duemila disegni e bozzetti inediti, scansionati e resi pubblici per la prima volta.

Tale immenso lavoro è stato realizzato con Luca Zoccola, amico e graphic designer torinese, che ha dato forma alle nostre idee progettando e costruendo gomito a gomito uno spazio virtuale di condivisione nel quale entrambi crediamo. Forse normalmente gli archivi servono ai loro autori come registro e mappa storica di quel che hanno fatto, ma non è il nostro caso: l’Archivio di Guerrilla Spam nasce per gli altri ed è destinato agli altri, è una casa con le porte aperte che adesso aspetta ospiti.

Vuoto di Senso, Senso di Vuoto Torino 2020
Vuoto di Senso, Senso di Vuoto Torino 2020 @guerrillaspam