Napoli e street art, fra passione e turismo

Fra la città di Napoli ed il calcio c’è un rapporto speciale: non si tratta di uno sport bensì di una fede.

Questo rapporto non è certamente unico della città partenopea, non è esagerato però dire che il calcio per essa è stato (ed è) sinonimo di riscatto, come più volte scritto e raccontato.

Il rapporto fra Napoli città e Napoli calcio dai 2 scudetti con Maradona, se non da prima, viene espresso attraverso i muri, evolvendosi col tempo.

Tutto è iniziato con l’ormai iconico Maradona realizzato nei Quartieri Spagnoli da Mario Filardi dopo la vittoria del secondo scudetto, restaurato poi nel 2015, fino ad essere modificato da Bosoletti nel 2017.

Negli anni si sono aggiunti poi infiniti poster, facciate ed altro, raggiungendo l’inflazione dopo la morte di Maradona, con un numero spropositato di opere in città e provincia.

Quest’ultimi però seguono una logica diversa dai primi murales, gesti spontanei d’affetto. Oggi l’Arte Urbana è sinonimo di riqualificazione urbana, seppur fittizia come scritto in un altro articolo, ma anche di marketing in certo qual modo.

Se la riqualificazione urbana riesce a piantare le proprie radici, o parte di esse, è grazie all’economia che l’arte urbana fa girare.

I Quartieri Spagnoli, museo a cielo aperto in continua espansione, ne sono un esempio valido. In quest’area di Napoli fra Maradona, Vico Totò ed altro, sono sempre di più i turisti che scelgono di recarsi.

Questo stesso turismo però rischia di essere un male per la città.

Non per un futuro processo di gentrificazione, che fortunatamente non è ancora realtà, ma per l’attuale inflazione di murales, in ogni dove.

Fino a qualche anno fa se si parlava di Quartieri Spagnoli e Street Art si pensava subito a Cyop&Kaf e a loro lavoro svolto con i bambini locali. Oggi invece è inevitabile la connessione con Largo Maradona, luogo di culto per gli amanti del calcio.

Questo stesso culto sviluppatosi sotto la storica facciata sopracitata ha portato tanti altri artisti a lasciare la loro firma, riempiendo l’intera area e non solo.

Passeggiando per Montecalvario, infatti, non pochi saranno i piccoli murales dedicati al Napoli, fra alcuni storici e soprattutto nuovi.

Juan Pablo Gimenez, ad esempio, in Via Trinità degli Spagnoli ha realizzato alcuni piccoli murales dedicati a Kim, Anguissa, Di Lorenzo e Kvaratskhelia, fra la gioia dei cittadini locali.

Rispetto ai murales per Maradona o per gli scudetti quest’ultimi sembrano poter esser affrettati, ma l’arte è fatto anche di momenti, di un hic et nunc teorizzato da Walter Benjamin.

Un “qui ed ora” evidente e pronto ad evolversi, in attesa di scoprire la storia che scriveranno questi calciatori e di conseguenza i loro murales.

A testimonianza dell’impatto della Street Art sul turismo c’è una pizzeria poco più avanti, e come lei altri locali, dove lo stesso artista ha realizzato un altro piccolo murale di Maradona.

La passione in città è tanta e c’è chi ha capito come sfruttarla per il benestare personale e del quartiere, con la disponibilità di tanti artisti.

Ma questo piccolo benestare potrà durare nel tempo o davvero queste opere rischiano di inflazionarsi sempre di più, creando solo caos sulle mura della città?

Daniele Carrano
Daniele Carrano
Scrivo per il piacere di confrontarmi con gli altri. Co-fondatore di Escape Vision.

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