La Street Art è il nuovo Pop, un po’ come il Rap; tutti ora la amano e tutti la condividono online. Molti sono di passaggio, come ha twittato Gue qualche giorno fa, riferendosi alla musica.

Ormai da tempo, i murales sono il primo mezzo che si utilizza per la riqualificazione di un’area, forse per il suo carattere più economico rispetto ad effettivi aiuti strutturali e simili.

Da questo punto di vista usare, solo ed esclusivamente, la Street Art per riqualificare un’area è un po’ come nascondere la polvere sotto al tappeto, ma non è questo il punto dell’articolo.

La Street Art fa quel che può e in molti casi in modo spontaneo ha cercato di cambiare determinati luoghi.

Partendo dalla nostra Napoli si può affermare che questa espressione artistica ha realmente cambiato volto alla città, attirando molti turisti. 

Da almeno 10 anni la Street Art è stata protagonista di una forte, e meritata crescita. Questa espressione artistica è entrata ovunque potesse entrare, dal quotidiano agli spot tv (non senza qualche problema). 

Molte opere vengono esposte nei musei, trasformando i murales in tele e togliendo, così, all’opera il contesto da cui essa stessa ricavava la sua magia

Quest’espressione, ormai, non si muove solo per strada.

L’esplosione della Street Art è coincisa, inoltre, con quella dei social. La facile fruizione delle opere, online ed offline, ha fatto avvicinare molte persone, pronte a condividere ed apprezzare il murale di turno.

Questo ha permesso agli artisti di trasformare la loro passione in lavoro, trasformando lo spirito originale del movimento. 

Se ogni periodo storico si può rispecchiare in un’espressione artistica il ventunesimo secolo verrà ricordato per l’esplosione della Street Art.

Fino a pochi anni fa ci si soffermavo molto sulla differenza fra Street Art e Graffiti. Secondo alcuni la prima trova le sue radici nell’arte dei Graffiti sviluppatasi verso la fine del secolo scorso per poi distaccarsi. Per altri si parla di due facce della stessa medaglia.

La differenza fra Street Art e Graffiti sostanzialmente sta nei mezzi a disposizione e nello spirito di appartenenza ad una cultura ben precisa, l’Hip Hop. Ma una distinzione necessaria è con la Street Art legale, ovvero i murales commissionati o opere che dal muro passano nei musei.

Se ci concentriamo su quest’ultima subito possiamo rispondere alla domanda posta nel titolo: la Street Art non più Street.

C’è da dire che il Street Art è piuttosto vago in quanto si può utilizzare per parlare di murales ed opere simili come per parlare di un busker, ma concentrandoci sui primi si è soliti sottintendere un’atmosfera di strada, spesso illegale.

Quando si tratta di commissione quindi perché non parlare di Arte Pubblica?

Per i media è sicuramente più affascinante parlare di Street Art, dando quel senso di novità a discapito di una più corretta informazione. Vale per i media come per alcuni museo che ospitano “mostre di Street Art”: un ossimoro.

Ad oggi questa espressione artistica si è evoluta, con mille sfaccettature, ma se si opera con le istituzioni o si espone in un museo non stiamo parlando della stessa espressione artistica affermatesi negli ultimi 10 anni.

Quella che possiamo chiamare Street Art Legale in realtà è Arte Pubblica!

Già Suzanne Lacy nel 1995 parlava di un nuovo tipo di arte pubblica introducendo il concetto di community specif, ovvero di azioni e opere pensate ”con” e ”per” una data comunità, lavoro che sempre più spesso viene svolto per le opere commissionate.

Dunque rimanendo in questo campo si possono rintracciare indizi che portano a sostenere che la street art (soprattutto se legale) è una particolare forma di arte pubblica.