Fotografia, club e contrasti: intervista a Michele Cortese Tempesta

Siamo sempre più immersi nelle immagini, nell’apparire e nel mostrarci costantemente attraverso i social network, soprattutto se si limita il campo alle ultime generazioni. Fra queste però non manca chi si appassiona all’immagine ed alla fotografia in altri modi, con un attitudine più artistica. Michele Cortese Tempeste, classe 2001, è fra questi.

Attraverso la sua macchina fotografica racconta e documenta Napoli e Caserta, fra strada, periferie e club. Ad oggi, già vanta delle pubblicazioni con Perimetro e collaborazioni con vari brand fra cui Clan de Banlieu.

Ciao Michele, per iniziare vorrei chiederti come e quando nasce la tua passione per la fotografia? 

Mi sono avvicinato alla fotografia circa 2 anni fa. Ho iniziato scattando la scena skater a Caserta, da li mi sono avvicinato sempre di più a Napoli e alla strada, cambiando totalmente il mio modo di scattare.

Quale è la tua fonte di ispirazione e quali sono i tuoi riferimenti artistici?

La lista è lunga!! Sono molto curioso, guardo continuamente foto e sono sempre alla ricerca di fotografi nuovi per me. Però, posso dire che le prime fonti di ispirazioni le ho trovate nei lavori di Boogie ed Estevan Oriol.

Le tue fotografie sono principalmente in bianco e nero, ma il colore è comunque presente in alcune tue immagini, a cosa è dovuta questa scelta? 

Questa è una domanda che mi viene fatta spesso, alla quale però ancora non riesco a dare una risposta del tutto “mia”.

Sicuramente gran parte di questa scelta è dovuta al mio background fotografico e non, personalmente credo che il bianco e nero non distrae, ma è diretto, e quello che vuoi raccontare arriva subito a chi guarda.

Infine credo che sia la scelta stilistica ideale per poter raccontare una città di contrasti come Napoli.

L’approccio con il soggetto, quando fotografi principalmente persone, è uno dei momenti più decisivi dell’immagine. Tu come ti avvicini ai soggetti che vuoi immortalare, chiedi di poter scattare loro una fotografia o “rubi lo scatto”?

L’approccio con il soggetto è diretto e spontaneo allo stesso tempo, lo scatto è solo una fase dell’interazione. Non sono un amante dello scatto “rubato”, cerco di avvicinarmi il più possibile al soggetto, la mia presenza deve essere notata sia da chi fotografo e sia da chi guarderà l’immagine.

Nel tuo repertorio ci sono molte fotografie scattate durante serate, live e concerti, quali sono le difficoltà di scattare durante un evento musicale? 

Si, quest’estate ho fotografato in diversi live e da circa un anno fotografo in due party di Caserta: Magnolia808 e Subculture.

Le difficoltà sono principalmente quelle oggettive: la scarsa illuminazione, gli spazi, e a volte il poco tempo che hai a disposizione per scattare. Io cerco sempre di “stare sul pezzo” stando attento a ciò che accade sia davanti all’obiettivo ma anche ciò che accade alle mie spalle.

La vera difficoltà credo che arrivi a casa, nella scelta delle immagini.

Cosa hai provato quando Perimetro ha pubblicato il tuo lavoro “Zona Est”?

“Zona Est” , in ordine cronologico, è l’ultimo dei miei tre lavori pubblicati da Perimetro. Non ti nego che l’emozioni che provo quando ricevo dei feedback del genere sono molteplici…ma brevi, perché sento subito la necessità di scattare di nuovo e di migliorare ancora di più le mie personali aspettative.

Parlando di “Zona Est” né approfitto per ringraziare, di nuovo, tutti i ragazzi di San Giovanni a Teduccio che si sono resi e si rendono ancora disponibili per tutto, parte di quella pubblicazione è anche loro.

Si dice che le nostre foto sono la somma dei libri che leggiamo, della musica che ascoltiamo, dei film che vediamo e via discorrendo, ora mi piacerebbe tanto sapere tre titoli di film che ti piacciono particolarmente da un punto di vista fotografico e se questi poi hanno in qualche modo influenzato la tua fotografia ?

C’era un volta in America, la Haine e Taxi Driver.

Ma ce ne sono molti di più, ultimamente mi sono appassionato ai film di Matteo Garrone, soprattutto per la scelta di utilizzare Castelvolturno come set di alcuni di essi, cosi come ha fatto Edoardo De Angelis.

Una volta lessi un commento che mi colpì tantissimo sotto un video di Bruce Davidson su YouTube : “Street is the best, street takes a lot of skill…street takes balls, courage, knowing your camera like the back of your hand…observe, question, think, act, be hidden, be in the moment, slow down, listen to the enviroment, the smells…everything…composing a shot on fly and using the surrounding enviroment as a frame…street photophraphy is bliss” in relazione a questa frase cosa ti senti di aggiungere, condividi queste parole?

Condivido a pieno queste parole e aggiungerei, che un ruolo importante di scattare in strada è lo stato d’animo che si ha in quel momento.

Per concludere, quali sono i consigli che ti sentiresti di dare a chi vuole intraprendere un percorso fotografico simile al tuo ?

Non mi reputo ancora pronto a dare consigli, ma per rispondere a questa domanda direi di non farsi influenzare dalle tendenze, ma di lavorare da subito sulla propria identità visiva.

Alessandro Tione
Alessandro Tione
Alessandro Tione laureato in Scienze dei Beni Culturali, studio Management del Patrimonio Culturale e Fotografia. Appassionato di "Street Culture" , Cinema e Arte.

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