Il 19 giugno 2020 è uscito La Soluzione Reboot il repack dell’album di Davide Shorty e dei Funk Shui Project uscito l’8 novembre scorso per Totally Imported. Non un semplice repack con qualche inedito bensì un disco totalmente rivoluzionato i cui brani sono stati risuonati senza campionamento, una svolta nel sound del collettivo torinese che senza dimenticare la proprie radici hip hop sente anche la necessità di evolversi in un continuo percorso di crescita artistica.
Dieci brani per circa trenta minuti di musica con un ritmo travolgente e parole importanti. I testi di Davide Shorty mettono a fuoco la situazione politica e sociale italiana, il nostro contesto storico e le difficoltà che ogni singolo individuo può riscontrare, fra lavoro e vita privata.

Si tratta del terzo lavoro fra il cantate/rapper palermitano ed il duo torinese, una collaborazione ormai solida con ottimi risultati. Li abbiamo intervistati per approfondire il loro mondo.
Ciao ragazzi! In questo reboot c’è una differenza sostanziale nelle produzioni, rimettersi in gioco per stravolgerle immagino non sia stato facile, com’è nata l’idea e quanto ci è voluto per realizzarla?
Ciao! Effettivamente è stata una scelta rischiosa. Già da tempo avevamo pensato di dare alle nostre future produzioni una svolta più orchestrale. Potersi ogni tanto allontanare dal sampling ma senza rinunciare a sessioni di fiati o di archi rappresentava per noi il principale stimolo per un lavoro successivo. Poi il Lock-down ci ha tolto la possibilità di stare vicini, da qui la scelta di mettere “in quarantena” il nostro ultimo album e di riaprire i progetti per sfruttare le nuove idee e dare a “La Soluzione” una veste più matura, con il supporto a distanza di vari musicisti professionisti. Il lavoro di reboot è durato all’incirca 3 mesi.
Ad oggi è il vostro terzo lavoro insieme, come si è sviluppato il vostro rapporto nel tempo e come funziona il processo creativo?
Ci siamo conosciuti ai tempi del primo album dei Funk Shui tramite i social, poi nel 2016 abbiamo avuto la possibilità di incontrarci per registrare la sessione di In The Loft. Il feeling umano e artistico è stato subito molto forte, tanto che al termine delle registrazioni abbiamo deciso di fare un album insieme. “Terapia di gruppo” è stato composto e scritto quasi interamente insieme in studio, mentre i lavori successivi normalmente nascono da dei beats che mandiamo a Davide e che poi arrangiamo insieme ai componenti della band.
Le strumentali suonate fanno pensare, inevitabilmente, alla musica dal vivo ma purtroppo la situazione non è delle migliori. Com’è promuovere un album di questi tempi, il Covid vi ha inevitabilmente frenato?
Sinceramente in termini di “promozione” non ci siamo posti il problema più di tanto. Il nostro ruolo é quello di fare la musica al nostro meglio, con o senza Covid, e come sempre abbiamo cercato di tradurre le nostre emozioni in musica durante questo periodo di difficoltà, non solo nei nuovi brani, ma anche nei nuovi arrangiamenti dei pezzi che erano già presenti sull’album.
Non poter suonare dal vivo fa male, ci manca tantissimo, ma la pazienza e l’imparare ad accettare quelle che sono le circostanze é la base per la crescita in un momento come questo. Sappiamo che quando i tempi saranno maturi porteremo la nostra energia di nuovo fra le persone.
Che ne pensante delle non risposte da parte della politica sul mondo del musica, sui social c’è stata giustamente mobilitazione?
Pensiamo sia estremamente triste che in Italia i lavori creativi, e nel nostro caso particolare quelli legati alla musica (quindi anche tutti i ruoli più tecnici che stanno soprattutto dietro le quinte e senza i quali gli spettacoli non potrebbero avvenire) vengano marginalizzati e probabilmente proprio discriminati da parte del governo.
C’é tanto da fare e tanto da discutere. Sicuramente parlarne apertamente é il primo modo per indurre il cambiamento.
Carillon, ad esempio, non vedo l’ora di ascoltarla live, com’è nata la collaborazione (non solo trombettista qui) con Roy Paci?
Come ogni brano, quando é arrivato il beat, le liriche e le melodie si sono scritte da sole, ma in questo caso mancava qualcosa. Tra me e Roy é nata una bellissima amicizia e non aspettavamo altro che il pretesto per collaborare. Inizialmente pensavo avrebbe messo soltanto la tromba, ma quando con i ragazzi abbiamo avuto modo di ascoltare la sua strofa siamo saltati in aria felicissimi di averlo stimolato anche ad usare voce e parole. Siamo veramente fieri di questo brano.
‘’Il mondo a portata di mano in questo oggetto magico. Mi sembra d’essere niente e tutto in un solo attimo’’
Funk Shui Project feat Davide Shorty – Asociale
In asociale si parla di algoritmo e di questa vita sempre più virtuale. ‘’Il mondo a portata di mano in questo oggetto magico. Mi sembra d’essere niente e tutto in un solo attimo’’ Che rapporto c’è con i social, ad oggi sono effettivamente indispensabili, sia per la vita che il lavoro?
In un’epoca come questa siamo tutti più “connessi” ma in questa connessione virtuale avviene un certo distacco dalla realtà. Bisogna riuscire a trovare un equilibrio e saper dosare l’utilizzo di uno strumento come i social. Senza dubbio, per il nostro lavoro, é fondamentale riuscire a condividere i contenuti più rappresentativi, per dare modo alle persone di apprezzare e ricevere al meglio il nostro messaggio e la nostra musica.
A volte le cose possono sfuggire di mano, bisogna evitare di paragonarsi agli altri e fare sempre del proprio meglio. Sui social tendiamo a far vedere la parte più forte e meno vulnerabile di noi, quindi quando ci sono dei momenti di debolezza, può diventare controproducente farne un utilizzo troppo assiduo.
Benvenuti nel 2019 Hanno rubato voce al popolo e puntato il dito su un barcone. La logica del pollice che scorre, Della mano tesa che saluta in chiesa e non soccorre
Funk Shui Project feat Davide Shorty – La Soluzione
Il covid inoltre ha dimostrato sempre di più le disparità ed i problemi della società odierna, toccati nei vari brani, in particolare in La Soluzione. Qual è il compito della musica adesso, divertire per non pensarci o denunciare per provare a cambiare? Ci sarà un aumento di testi impegnati vista la situazione? Spesso in Italia la bilancia sembra pesare sempre di più verso il divertimento.
Forse si, in Italia c’é una carenza di impegno sociale da parte di molti cantautori, ma é pur vero che la musica é specchio dei tempi, quindi non mi sento di biasimare nessuno, i tempi che viviamo sono complessi, e credo che il meccanismo di auto-difesa di alcuni artisti sia di ripiegare sul divertimento. Inoltre, é anche vero che da parte delle etichette discografiche c’é una predilezione per la musica poco impegnata, e questo é un problema che in un modo o in un altro é sempre esistito. Noi facciamo il nostro, e ci auguriamo possa stimolare altri a fare qualcosa di simile. Probabilmente ci sentiremmo un po’ ipocriti a guardarci intorno e non denunciare le ingiustizie della società in cui viviamo, tuttavia non tutti provano gli stessi sentimenti.
Sono fermamente convinto che l’Italia, come in generale la società in cui viviamo abbia una carenza di intelligenza emotiva, ma ciò non giustifica il piangersi addosso, anzi ci responsabilizza a dare di più e a scavare più in profondità.

