AIR: Americanata Inutile (e) Ripetitiva

Il 6 Aprile in tutte le sale cinematografiche italiane è uscito “Air – Il grande salto”, film di Ben Affleck che racconta la storia della trattativa per la chiusura del contratto nel 1984 tra la Nike e His Airness, Michael Jordan.

Ma c’era davvero bisogno di girare un film su questo?

Già dalle preview la risposta sembrava essere negativa, ma dopo aver visionato tutto abbiamo la conferma che non c’era assolutamente bisogno di un film del genere.

O meglio, se l’obiettivo fosse stato quello di creare un po’ di hype, riprendendo il discorso delle release list scarna della Nike del 2023, è stato fallito alla grande.

Allo stesso modo, se si volesse trasmettere qualcosa in termini di educazione finanziaria in merito alla “grandi trattative”, probabilmente il fallimento è ancora più epocale di quello precedente.

Dalle prime recensioni americane, dove il film è stato rilasciato chiaramente prima rispetto alla data di uscita italiana, qualche barlume di speranza di avere un buon prodotto cinematografico era ancora vivo, anche se le aspettative rimanevano non alte dopo i pareri di gran parte degli sneakerhead.

Probabilmente il reale fallimento è proprio in questo snodo: la Nike/Jordan hanno il loro maggior effort proprio in termini di sneakers, perché rilasciare un film senza legargli qualcosa di “reale”, come magari la release di una Jordan?

Perché non posticipare la release della Lost&Found, dello scorso Novembre, a questa data?

I più hanno criticato proprio questo e sarà un caso che dopo le numerose critiche è previsto uno ShockDrop proprio delle L&F nella prossima settimana? Probabilmente no, Nike è attenta ai customer e spesso riconosce i propri errori.

Tornando al film, invece, qualsiasi cosa è criticabile negativamente: 112 minuti di pellicola completamente concentrati sul contratto di Michael per la Nike, della già conosciuta storia della preferenza del 23 per Adidas e Converse, e della totale assenza di His Airness, per chiari motivi economici di diritti d’immagine, all’interno di tutta la pellicola.

Anche la presenza di Ben Affleck, nelle vesti di Phil Knight, è “secondaria”. Il reale protagonista è Matt Damon nei panni di Sam Vaccaro, il visionario che ha avuto il fiuto per Michael pre Draft dopo aver visionato alcune cassette sulla finale collegiale del North Carolina, squadra di Jordan.

Sarebbe stato più corretto chiamare il film “La storia di Sam Vaccaro” o comunque qualcosa del genere, poiché di Michael e della Jordan, c’è veramente poco e niente.

Probabilmente la parte più interessante per gli sneakerhead e per i designer di fashion/sneakers è proprio quella finale della pellicola, quando vengono mostrati i progettini del compianto Peter Moore, interpretato da Matthew Maher, delle prime, reali Air Jordan 1 High, inizialmente delineate con gli attuali colori e design delle Air Ship, causa regole stringenti sul dress code della NBA del tempo.

Insomma, a differenza di quanto detto da altri, non avevamo assolutamente bisogno di una pellicola del genere e, inoltre, possiamo affermare che la Nike e Michael Jordan meriterebbero prodotti nettamente superiori, in termini di produzione e qualità, di quanto fatto da Ben.

Air, il grande fallimento.

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